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AGROALIMENTARE ITALIANO

A maggio export agroalimentare italiano giù dell’11,9% sul 2019. E ora incombono i dazi Usa

Il Coronavirus ha messo in difficoltà il 74% delle aziende che esportano: Coldiretti, la situazione rischia di diventare ancora più pesante
AGROALIMENTARE ITALIANO, CORONAVIRUS, DAZI USA, Non Solo Vino
L’agroalimentare italiano in difficoltà, tra pandemia e dazi Usa

Anche se in Italia la fase acuta del Coronavirus è passata, in molti stati del mondo si registra ancora una profonda crisi sanitaria, che si traduce anche in blocco quasi totale delle importazioni: secondo l’indagine Coldiretti e Ixé, infatti, 3 imprese agroalimentari italiane su 4, pari al 74%, che esportano all’estero hanno registrato una diminuzione dell’export. A pesare è stata inizialmente la disinformazione, strumentalizzazione e concorrenza sleale, anche di Paesi alleati, denuncia Coldiretti, con addirittura la assurda richiesta di certificati “virus free” sui prodotti agroalimentari Made in Italy, a cui si è aggiunta successivamente la drammatica crisi della ristorazione a livello globale di cui la cucina italiana è protagonista. Il risultato è un conto salatissimo per l’agroalimentare tricolore, dove a pagare sono stati soprattutto il settore del vino e del florovivaismo, ma difficoltà sono segnalate anche per ortofrutta, formaggi, salumi e conserve.

Un danno per l’intera economia nazionale, in cui l’export agroalimentare ricopre un ruolo di traino, dopo che, nel 2019, il settore ha fatto registrare il record storico di 44,6 miliardi di fatturato. Risultato, sottolinea Coldiretti, messo ora a rischio dalla pandemia, con le esportazioni alimentari a maggio che sono calate dell’11,9% sull’anno precedente.

Ma la situazione rischia di diventare ancora più pesante, spiega Coldiretti, dopo la scadenza dell’ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’applicazione di nuovi dazi ad una lista di prodotti europei, che per l’Italia riguarda un valore dell’export di 3 miliardi di euro, e si estende tra l’altro proprio a vino, olio e pasta Made in Italy, oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti. Un contenzioso che per l’Italia riguarda i due terzi delle spedizioni agroalimentari totali, con gli Usa che, precisa la Coldiretti, minacciano di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, dopo l’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 delle tariffe aggiuntive del 25% che hanno già colpito specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

“Per fronteggiare gli effetti della pandemia sull’export - ha affermato il presidente Coldiretti Ettore Prandini - va promosso un piano straordinario di internazionalizzazione, con la creazione di nuovi canali, e una massiccia campagna di comunicazione per le produzioni 100% Made in Italy e per la stessa Italia, a partire da quei Paesi dai quali i flussi turistici sono storicamente più consistenti. Occorre superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse - ha continuato - puntando, in primo luogo, ad una regia nazionale attraverso un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo, con il sostegno delle Ambasciate, dove vanno introdotti anche adeguati principi di valutazione delle attività legati, per esempio, al numero dei contratti commerciali. Ma nell’emergenza in atto e in un’ottica futura di ripresa delle normali attività commerciali sarà fondamentale anche - ha concluso Prandini - impiegare tutte le energie diplomatiche per superare i dazi Usa e l’embargo russo”.

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