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MAURO CORONA

Agricoltura, natura, Europa, vino, multinazionali: a WineNews il punto di vista di Mauro Corona

“Se fossimo governati bene, con i nostri tesori della cultura, del paesaggio e del cibo, potremmo vivere di rendita”
AGRICOLTURA, AMBIENTE, COLLISIONI, Europa, MAURO CORONA, Non Solo Vino
Mauro Corona

Diventato ormai un volto conosciuto e popolare, Mauro Corona, alpinista e scrittore, non ha perso nulla della capacità critica che ne ha contraddistinto la vita e gli scritti. Con punti di vista, a volte di vecchia data, che tornano più attuali che mai, e più veritieri che mai, dal ruolo dell’agricoltura nel tessuto economico italiano al rapporto ormai ridotto al lumicino tra l’uomo e la natura, senza dimenticare una sonora sferzata all’Europa, incapace di rapportarsi al mondo dei contadini, ed alla società moderna, che crea valori fittizi su beni comuni, e non è in grado di remunerare adeguatamente le filiere agricole, a partire, come racconta da Collisioni lo stesso Mauro Corona a WineNews, dal “vino, uno dei tesori che trascinano la nostra economia. Non abbiamo nulla da temere dai francesi, e tanto meno dalla California, la nostra è una realtà di pregio e di eccellenza che può solo farci onore, da Barolo al Collio, passando per la Toscana: siamo i migliori, e se fossimo governati bene, da una politica mirata a non fare la Cenerentola dell’Europa, ma ad essere superiori alle nazioni dell’Europa, potremmo vivere di rendita. Patrimonio culturale, paesaggi dal Tirolo alla Sicilia, qualità del cibo, sono cose che ci dovrebbero porre al di sopra di tutti, ma non per vanità, per qualità. E invece, siamo guidati male”.
E allora, più che istanze ben precise, l’agricoltura italiana, al nuovo Governo, “dovrebbe chiedere un maggior interesse, perché sarà il lavoro della terra a salvare l’economia. Come ho scritto provocatoriamente venti anni fa ne “La fine del mondo storto”, anche i politici, quando vanno a casa la sera, mangiano i prodotti della terra. Per questo gli agricoltori non vanno soffocati di leggi e cavilli, ma lasciati allo stato brado, e tutti dovremmo riscoprire il lavoro della terra, perché solo così potranno salvarsi l’Italia ed il mondo, lavorando la terra, tornando indietro. Oggi c’è una nicchia che ha tutto ed una che non ha niente”. E di certo la soluzione non arriva da Bruxelles, perché l’Europa non è in grado di “venire in aiuto all’agricoltura quando impone standard assurdi e costringe i contadini a regole che non stanno in piedi: le piccole realtà sono la spina dorsale dell’Italia, vanno lasciati fare, l’Europa crea un’omogeneità assurda, appiattisce tutto. Ci sono delle realtà che non puoi umiliare e rendere tutte uguali”.
E poi, c’è forse la nota più dolente per chi, nella natura e con la natura, ha sempre vissuto immerso, ossia il rapporto tra uomo e natura che, “salvo alcune rarità, è ormai sconosciuto. Se non introduciamo nelle scuole il rapporto con la natura, attraverso gli insegnamenti di contadini, guide alpine, artigiani, boscaioli, vignaioli, per far capire ai bambini che la realtà e anche la natura ed anche l’impresa nella natura, sedendoci sull’erba e toccando la terra, continuerà ad esserci una valle a separare l’umanità da rapporto con la natura, che fino a pochi anni fa era fondamentale, di sopravvivenza”. Infine, una sferzata alle multinazionali che, secondo Corona “fanno diventare vino l’acqua: l’aveva già fatto Gesù Cristo, ora lo fanno gli uomini, in maniera diversa. Pagando, e quindi investendo in pubblicità, si può introdurre sul mercato qualcosa di scarso valore e farla diventare di assoluto valore per la gente, che inizierà a sentirne l’esigenza. Ma non mi vengano a parlare di acqua: l’acqua è acqua, inodore e insapore. Questi valori, però, sono fittizi, non esistono acque che fanno passare il mal di stomaco. Questo ormai è il commercio, e vale per ogni prodotto”.

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