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OLTRE IL COVID

Agriturismo, segmento strategico del turismo italiano. In forte crisi, ma da cui ripartire

Analisi Cia - Agricoltori Italiani e Turismo Verde: nel 2020 persi 600 milioni di euro e quasi 300 milioni di presenze. Ma si punta al rilancio
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Agriturismo nei territori del vino, nella foto il bellissimo Castello di Spessa

Nell’arco del 2020 il Covid toglierà agli agriturismi più di 600 milioni di euro di fatturato su oltre 1 miliardo annuo di media e più di 295 milioni di presenze. Eppure, il settore agrituristico può essere uno di quelli da cui cercare di ripartire. Messaggio che arriva da Turismo Verde, l’associazione per la promozione agrituristica di Cia - Agricoltori Italiani. Il quadro, ovviamente, è durissimo, con le perdite che, nel 2020, sono concentrate tra il periodo del lockdown e fino a giugno, quando i flussi turistici nelle strutture ricettive italiane, tra presenze e arrivi, hanno perso l’89% sul 2019, raggiungendo ad aprile un -96% di presenze e di fatto l’azzeramento degli arrivi (-99%). Poco ha potuto l’avvio dell’estate, con giugno che ha fatto registrare un -78% di arrivi e -80% di presenze. Luglio e agosto hanno riportato gli italiani in vacanza, ma senza incidere sul trend complessivo. Nel trimestre estivo la domanda estera è crollata del 65,9%, mentre l’aumento di quella interna è stato di solo 1,1%. In questo scenario non tutte le Regioni hanno mostrato pari resistenza. Più forti Toscana, Veneto e Puglia, mare e montagna (perdite del 30%) hanno tenuto più delle città d’arte (-90%). Fragili per natura, perché ancora prive di servizi e infrastrutture fisiche e digitali adeguate, le aree interne hanno mostrato, di contro, importanti potenzialità con un +5,2% di presenze interne nelle località rurali e di collina, e un +2,7% in quelle montane.
Eppure grazie al suo essere sostenibile e lento, costruito sul valore dell’esperienza all’aria aperta e sull’economia delle relazioni umane, in connessione con l’identità paesaggistica, culturale ed enogastronomica di ogni luogo, a partire dalle aree rurali d’Italia, che la pandemia ha reso alternativa di vita più sana e sicura, può ripartire l’agriturismo, pilastro di quel settore turistico che vale il 16% del Pil nazionale. Rappresentato da 24.000 strutture diffuse in tutta italia, per 100.000 addetti, e soprattutto nelle aree interne (il 60%).
“Dal Bonus Vacanze alla sospensione di Imu e Tari, abbiamo raggiunto in questi mesi importanti risultati a tutela degli agriturismi di tutta Italia - ha commentato il presidente Turismo Verde-Cia, Giulio Sparascio - ora occorre non allentare il filo con le regioni, molte delle quali ancora non rendono accessibili i contributi a fondo perduto previsti dal Dl Rilancio. Inoltre è necessario rifinanziare la cambiale agraria strumento di accesso al credito agile e libero da lacciuoli burocratici, che ha già dimostrato di essere una boccata d’ossigeno per agricoltori e operatori agrituristici”.
“C’è poi la grande opportunità del Recovery Fund - ha dichiarato Dino Scanavino, presidente Cia-Agricoltori Italiani - lavoriamo insieme con il Governo e sul territorio affinché dia il giusto spazio e progetti mirati alla promozione delle aree interne coinvolgendo gli agriturismi”.

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