Per sconfiggere il caporalato non basta la sola repressione: servono strumenti concreti per garantire trasporti e alloggi legali ai lavoratori. E meno burocrazia, così da togliere terreno al lavoro nero. Cia-Agricoltori Italiani torna su un tema purtroppo alla ribalta anche in questi giorni (con la vicenda dei quattro braccianti agricoli bruciati vivi ad Amendolara, in Calabria), ma che è sempre attuale e per il quale, secondo l’associazione di categoria, ma non solo, ci sono ancora molti aspetti sui quali intervenire. A partire dalla Legge stessa sul caporalato, la 199/2016, che ha sì “riscritto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro estendendo la responsabilità penale ai datori di lavoro, rafforzando arresto in flagranza, confisca dei beni, e potenziando la Rete del lavoro agricolo di qualità - spiega la Cia-Agricoltori Italiani - ma, a distanza di quasi 10 anni, è una normativa che resta sbilanciata sulla repressione, mentre risultano insufficienti gli strumenti di prevenzione e di organizzazione alternativa al caporale sul territorio”.
A tal proposito Cia-Agricoltori Italiani propone di trasformare la Rete del lavoro agricolo di qualità da semplice “bollino” reputazionale a cabina di regia territoriale per reclutamento, trasporti, alloggi e monitoraggio, con sezioni locali realmente operative, oltre al coinvolgimento stabile di organizzazioni agricole, sindacati, enti previdenziali e ispettivi, prefetture ed enti bilaterali.
Servono, inoltre, strumenti dedicati al trasporto e all’alloggio dei lavoratori (uno dei moventi dei fatti di Amendolara per esempio è che i braccianti sono stati uccisi dopo una lite con i coinquilini perché non volevano stare in dieci in una stanza) e una maggiore digitalizzazione dei rapporti di lavoro, così da intercettare le anomalie prima che degenerino in sfruttamento grave, distinguendo chiaramente tra irregolarità formali e fenomeni criminali organizzati.
Ribadita, inoltre, la necessità del superamento del “click day” e una riforma del Decreto Flussi che leghi gli ingressi dei lavoratori stranieri alla reale stagionalità delle colture, con procedure semplificate e “corridoi verdi” per le istanze presentate dalle associazioni.
In questo quadro si inserisce il rinnovo del Ccnl operai agricoli e florovivaisti (che prevede un aumento retributivo del +5,1% per il biennio 2026-2027) e che conferma, secondo Cia-Agricoltori Italiani, il ruolo della contrattazione nazionale nel garantire salari dignitosi e, al tempo stesso, nel sostenere imprese agricole gravate da costi in crescita e carichi burocratici pesanti: “l’obiettivo è di rendere il lavoro regolare più semplice e più trasparente del caporalato, tutelando i lavoratori e chi fa impresa nella legalità”.
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