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Ci sono vigneti più uguali degli altri oltralpe? E’ scontro aperto tra i produttori dell’Ile-de-France e della Champagne, con i secondi che chiedono un “cordone sanitario” che impedirebbe ai primi di esercitare il diritto di piantare nuovi vigneti

Non tira affatto una buona aria fra il Syvif, il sindacato dei viticoltori dell’Ile-de-France, e i blasonati vicini del Syndicat Général des Vignerons de Champagne, o Svg: come riportato da “Harper’s” (www.harpers.co.uk), l’oggetto del contendere risiede nel futuro impianto di vigneti in una zona di confine fra le due aree, che entrambi gli organismi desidererebbero per sé, e il conflitto si sarebbe fatto sentire fino nei corridoi dell’Hôtel de Villeroy, sede del Ministero dell’Agricoltura.

I produttori dell’Ile-de-France, come parte del loro progetto di creare ufficialmente una nuova area produttiva che riporti la zona ai fasti vitivinicoli del 19esimo secolo, hanno infatti richiesto e ottenuto, in conformità con la liberalizzazione comunitaria del 2016 sui diritti di impianto, l’autorizzazione a piantare 30 nuovi ettari di vigneti per la produzione di vini fermi, principalmente nelle aree di Seine-et-Marne e Aisne. Purtroppo per loro, il progetto va a cozzare con le intenzioni dei loro dirimpettai, che hanno in cantiere una delle più importanti trasformazioni della propria area produttiva dal 1927: un progetto di revisione generale della culla dello Champagne che, di qui al 2021, potrebbe allargare il dominio delle bollicine francesi in decine di villaggi circostanti. Secondo Patrice Bersac, Presidente di Syvif, come parte di questo progetto Svg avrebbe richiesto l’istituzione di un vero e proprio “cordone sanitario” di 25 chilometri attorno all’area di sua competenza, all’interno del quale i nuovi impianti sarebbero vietati, tarpando così le ali ai produttori dell’Ile-de-France. Syvif ha quindi richiesto l’intervento del Ministero, proponendo l’istituzione di una “zona franca” tra le due aree produttive, all’interno della quale sarebbe consentita la sola produzione di vini fermi: “I produttori della Champagne”, ha rimarcato Bersac, “sono felici di investire e coltivare in altri luoghi, come il Kent nel Regno Unito, ma non vogliono altri coltivatori sulla loro soglia di casa. Questo è un comportamento contraddittorio e irrazionale. Piuttosto che fare la guerra ai loro vicini, dovrebbero focalizzarsi sulla competizione del Prosecco, del Cava e del vino britannico. Non minacciamo in alcun modo lo Champagne. Il nostro progetto è minuscolo se comparato all’area di produzione dello Champagne, è un caso di Davide contro Golia”.

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