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Comunicazione o informazione? E diretta a chi? Costruita come? A metterla così, la differenza (almeno tra i due oggetti fondamentali) parrebbe chiara. E invece …
di Paul de Cellar

Comunicazione o informazione? E diretta a chi? Costruita come? A metterla così, la differenza (almeno tra i due oggetti fondamentali) parrebbe chiara. E invece … E invece, a conferma della velocità (provvida, ma a tratti e per certi versi precaria) con cui è cresciuto il mondo del vino di qualità in Italia, ecco una tavola rotonda (davvero divertente una volta tanto, perché tutti hanno parlato senza peli sulla lingua) tra operatori dell’informazione (giornalisti televisivi come Bruno Gambacorta, o della carta stampata sotto forma di giornali e guide, come Enzo Vizzari, Antonio Paolini, o lo stesso moderatore, puntuale e mai di parte, Vanni Cornero) e della comunicazione specializzata (Alessandro Regoli, direttore del sito Internet winenews.it) da una parte, e vignaioli illustri (un team piemontese, nell’occasione) dall’altra a chiarire che… la chiarezza, in questo campo è ancora lontana.

Bello sentire la capacità - per una volta - di autocritica degli enogiornalisti, compatti nell’invocare meno cadeau e piaggerie, in futuro, da parte di chi spera in una recensione, e nel riconoscere che forse di “graziosa” accettazione di gentilezze e contributi alla cantina personale in passato qualcuno ha esagerato, e ancora esagera.

Ma il nodo, questo è certo, e se ne è parlato senza mettere le mutande ai concetti, non sono le sei bottiglie inviate per degustazione invece delle tre canoniche. Né tutto sommato il week end in villa toscana o siciliana (pure da qualcuno citato: certo, se ci presenta in comitiva e con famiglia e amici al seguito, e invece di andare in vigna si passa tutto il tempo al ristorante, storcendo il muso se non è stellato…) visto che, in fondo, di visite “abbellite” ed educational campava e campa tuttora il novanta per cento del mondo delle pierre in ogni settore “possibile” dell’attività produttiva. E ogni giornalista che si rispetti dovrebbe essere, in merito, ampiamente smaliziato.

E’ invece la solenne confusione che valenti imprenditori riciclatisi in winemaker ambiziosi ed ex operosi coltivatori di vigneto e/o abili cantinieri improvvisamente proiettati dalle circostanze (e dal loro validissimo lavoro) nell’olimpo della “nuova impresa” continuano inopinatamente a fare. Tra che? Ma tra informazione e comunicazione, appunto. E cioè, sul ruolo e la funzione della cronaca e della critica applicate al vino.

Perché nel dibattito è emersa chiara l’illusione prospettica (furbetta per certi versi, teneramente ingenua per altri, in vari casi sostanziata da neppure troppo larvate lamentele sull’immagine della propria azienda e dei propri prodotti venuta fuori sui media, nel lavoro dei giornalisti) che l’informazione, ovviamente sulla carta sempre auspicata, relativa alle propri attività venisse invece attesa e intepretata come “la” comunicazione aziendale. Un equivoco palesemente pernicioso.

La comunicazione di questo tipo ha altri protagonisti (fior di professionisti, destinati appunto a fare da interfaccia con l’informazione, fornendo ai suoi operatori il materiale di supporto giusto e più qualitativo per operare e creando le iniziative più aconce a renderlo appetibile) e un altro target. Quello dei giornali-tivù-guide-magazine sono i lettori-fruitori-consumatori. Quello dei comunicatori, le aziende che mettono a loro dispozione un budget ad hoc. Che è un investimento. Come quelli per vigne, cantina, enologo (pagato a colpi di vecchi miliardi, e in vari casi scelto anche per le sue potenziali, presunte qualità di chiave capace di aprire la serratura dell’informazione “comunicativa”). I nostri produttori dunque sono stati vivamente invitati a riflettere. A scegliere. A darsi piani e obiettivi. Come conviene ad un mondo che, oggi, è cuore e modello, ad esempio, del nostro export di qualità. E non può più rifugiarsi nel dilettantismo da sportsmen anglosassoni d’altri tempi quando si confronta con la critica e vantare, al tempo stesso, capacità (e listino prezzi) da tycoon del lusso quando fa amministrazione in azienda.

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