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LA VICENDA

Corleone diffida Lucia Riina dall’uso della stemma comunale per il suo ristorante a Parigi

Dopo il clamore mediatico del locale aperto dalla figlia del boss mafioso, l’iniziativa sostenuta dal Comune
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Il sindaco di Corleone Nicolosi

Continua a far discutere, come era inevitabile, la notizia del Ristorante “Corleone”, aperto a Parigi da Lucia Riina, figlia del boss mafioso Totò Riina. Dopo il clamore mediatico mondiale suscitato dalla notizia, arriva la diffida ad usare lo stemma di Corleone, predisposta dal Comune del palermitano.

“In base allo Statuto e al regolamento comunale - spiega all’agenzia Adnkronos il sindaco Nicolò Nicolosi - lo stemma della città può essere usato esclusivamente per finalità istituzionale e solo dopo l’autorizzazione da parte delle Autorità comunali che, ovviamente, in questo caso non c’è stata”.

Per il neo primo cittadino, eletto nel novembre 2018 dopo due anni di commissariamento del Comune sciolto per mafia, “associare il nome di Corleone alla famiglia del capo dei capi è devastante”.

Ecco perché Nicolosi ha firmato una lettera, approvata dall’intera Giunta e dai capigruppo di maggioranza e opposizione al Consiglio Comunale, e indirizzata al premier Giuseppe Conte, al Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, Ministro dell’Interno Matteo Salvini ed al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. “Chiediamo al Governo - spiega il sindaco - di aiutarci a neutralizzare questa iniziativa, sostenendoci nella nostra azione davanti alle autorità francesi per impedire che, nell’insegna di un ristorante, possa esserci la commistione tra il nome di Corleone e la famiglia Riina”.

Per Nicolosi, infatti, quello veicolato da Lucia Riina è “un messaggio pericoloso: pare che la famiglia del padrino corleonese voglia dire che Corleone è ancora “Cosa loro”, invece la città da anni lotta per affrancarsi da questo marchio infame che l’ha devastata”.

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