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EFFETTI DELLA PANDEMIA

Covid, senza turisti a rischio i oltre 5.000 tesori agroalimentari dei borghi d’Italia

Coldiretti: crollo di visite (-61% nel 2020) impatta sui prodotti tipici, garanzia di sopravvivenza della popolazione nelle aree interne del Belpaese
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San Gimignano, tra i borghi più belli d’Italia, terra della Vernaccia di San Gimignano

Senza turismo per i blocchi e le limitazioni agli spostamenti imposti dall’emergenza Covid sono a rischio i 5.266 i tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese. È l’allarme lanciato da Coldiretti.
Il crollo del turismo straniero in Italia ha causato un buco di circa 27 miliardi nelle spese dei viaggiatori dall’estero, che sono crollate del 61% nel 2020 rispetto all’anno precedente, toccando il minimo da almeno venti anni, spiega Coldiretti su dati di Bankitalia. In pratica sei viaggiatori stranieri su dieci (59%) hanno dovuto rinunciare lo scorso anno a venire in Italia. Un’assenza che ha un impatto pesante sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo, legati alla storia e all’economia dei territori, simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Italy nel mondo.

Un patrimonio da salvare che non ha solo un valore economico ma anche storico, culturale ed ambientale e che garantisce la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate proprio nel momento in cui con il Covid pone l’esigenza di cambiare la distribuzione demografica della popolazione e ridurre la concentrazione nei grandi centri urbani. La mancanza di vacanzieri si trasferisce a valanga sull’insieme dell’economia per il crollo delle spese per alimentazione, alloggio trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Il cibo, spiega la Coldiretti, è diventato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola grazie anche un tesoro che può contare su 1.578 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, più di 1.498 verdure fresche e lavorate, 809 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 503 formaggi, 291 prodotti gastronomici, 170 prodotti di origine animale fra miele e latticini, 166 preparazioni a base di pesci e molluschi, 164 fra birre, bevande analcoliche, distillati e liquori e 49 tipologie di burro e oli, senza dimenticare, ovviamente, il vino. Tesori custoditi in 5.498 piccoli borghi che, sottolinea Coldiretti, con oltre la metà dell’intera superficie nazionale, hanno ampi margini di accoglienza residenziale in un paesaggio fortemente segnato dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti che raccontano per immagini la bellezza dell’Italia e la bontà dei suoi prodotti a tavola.
La Campania si piazza in testa alla classifica delle Regioni con più specialità tipiche, ben 552, davanti a Toscana (461) e Lazio (436). A seguire si posizionano Emilia Romagna (398), Veneto (380), Piemonte (342), Liguria (300 prodotti), Puglia (299) Calabria (269), Lombardia (262), Sicilia (264), Sardegna (214), Trentino Alto Adige (195), Friuli Venezia Giulia (178), Molise (159), Marche (154), Abruzzo (149), Basilicata (149), Umbria (69) e Val d’Aosta (36).
“Dietro ogni prodotto c’è una storia, una cultura ed una tradizione che è rimasta viva nel tempo ed esprime al meglio la realtà di ogni territorio - afferma il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - è necessario valorizzare questo patrimonio anche per aumentare la spinta propulsiva del Made in Italy sui mercati esteri”.

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