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GLI EFFETTI DEL CLIMA

Crolla la produzione di olio extravergine d’oliva, raccolto a -40%: le stime Coldiretti

La Puglia, principale produttore, è la Regione più colpita. Colpa dei cambiamenti climatici: danneggiati 25 milioni di ulivi in tutto lo Stivale

Temperature impazzite, stagioni confuse, precipitazioni violente ed improvvise: i cambiamenti climatici non sono più un dubbio, ma un’amara certezza. A risentirne, tra gli altri ma quest’anno in modo particolare, la raccolta delle olive e quindi la produzione di olio extravergine d’oliva: secondo le stime della Coldiretti, nel 2018 sarà praticamente dimezzata, con un crollo vicino al 40% dei raccolti. Particolarmente grave, sottolinea la Coldiretti, è la situazione in Puglia, dove una violenta tromba d’aria che ha colpito la provincia di Brindisi; ma le segnalazioni degli olivicoltori arrivano da tutte le regioni, dalla Calabria al Lazio fino alla Liguria, dove ad essere colpita è stata la pregiata varietà Taggiasca. Una strage che, precisa la Coldiretti, colpisce il settore dopo le gelate invernali di Burian dello scorso febbraio che hanno compromesso 25 milioni di ulivi in zone particolarmente vocate lungo tutta la Penisola. Il risultato è il crollo dei raccolti a meno di 265 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici per la pianta simbolo della dieta mediterranea, pesantemente colpita dalla tropicalizzazione del clima.
La Puglia, precisa la Coldiretti, si conferma comunque la principale regione di produzione, con 87 milioni di chili, nonostante il calo del 58%,
mentre al secondo posto si trova la Calabria, con 47 milioni di chili e una riduzione del 34%, e sul gradino più basso del podio si trova la Sicilia, dove il taglio è del 25%, per una produzione di 39 milioni di chili.
Le condizioni allarmanti, denuncia la Coldiretti, rendono necessario un piano olivicolo nazionale 2.0, che deve diventare per il Governo un’assoluta priorità. Il rischio per i consumatori, continua la Coldiretti, è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile. Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono quasi triplicati (+170%) e potrebbero crescere ulteriormente, aggiunge Coldiretti, se l’Unione Europea rinnoverà l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35.000 tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998).

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