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TURISMO E BUSINESS

Dpcm, lo stop a convegni e congressi in presenza brucia 36 miliardi di Pil

La misura del Governo mette sul lastrico un settore trainante del turismo, che dà lavoro a 570.000 persone e ha già cancellato metà degli eventi 2020
Catering, CONGRESSI, COVID, DPCM+, Non Solo Vino
Congressi, catering e banqueting in crisi, il settore chiede aiuto dopo l'ultimo Dpcm

Stop a convegni e congressi in presenza fino al 13 novembre: il nuovo Dpcm, firmato nella serata del 18 ottobre, mette in profonda crisi un settore che impiega 569.000 addetti e genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro l’anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi). Un settore trainante del turismo, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione, riveste un peso importantissimo per le città d’arte attualmente in crisi e promuove all’estero l’immagine dell’Italia, coinvolgendo tutta la filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici) e l’intera destinazione (ristoranti, taxi, musei, shopping ...).
Congressi e convegni, fanno sapere le associazioni di categoria, sono volano di produttività e formazione e sono uno strumento decisivo per espandere le esportazioni delle imprese italiane. Si tratta poi di un settore estremamente professionalizzato e sicuro: i centri congressi, gli alberghi e tutta la filiera connessa all’organizzazione dei congressi hanno investito in sistemi di sanificazione, si sono dotati e applicano protocolli di sicurezza ancora più rigidi di quelli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Prevedere poi che in una location sia possibile svolgere attività di spettacolo, fieristica, o una manifestazione sportiva in presenza di pubblico ma non un’attività “convegnistica” appare incomprensibile e certamente discriminatorio nei confronti dei soli organizzatori congressuali e di eventi. La chiusura dei congressi mette in definitivo lockdown un settore che oggi ha già cancellato più della metà degli eventi previsti per il 2020 e che, privato della possibilità di programmazione, non ha nessuna possibilità di lavorare anche nel 2021. Un congresso, un convegno o qualsiasi altra tipologia di evento pubblico o privato richiede mesi se non anni di programmazione.
Numerosi i firmatari dell’appello: da Admei (Association of Destination Management Executives International) a Confindustria Alberghi, da Alleanza Cooperative Italiane all’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza in Italia, dall’Associazione Nazionale Banqueting e Catering ad Assoturismo. E poi ancora: il Club degli Eventi e della Live Communication, Confturismo - Confcommercio, Convention Bureau Italia, Federalberghi, Federcongressi&eventi, Federturismo, Fiavet, Icca Italian Committe, Mpi (Meeting Professionals Internationals Italia Chapter) e Site (Society for Incentive Travel Excellence - Italy Chapter).

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