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IMPRESA E MADE IN ITALY

Eataly cambia governance: Nicola Farinetti alla guida, con il gruppo che punta a 100 nuove aperture

Andrea Guerra resta presidente almeno per il 2020, ma senza poteri operativi. Oscar Farinetti: “per il gruppo, nell’ultimo anno, crescita del 10%”
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Nicola Farinetti, alla guida della galassia Eataly (ph Zeno Colantoni)

Eataly è stato, con pregi e difetti, uno dei fenomeni commerciali più importanti degli ultimi 10 anni del made in Italy. E, proprio nei giorni in cui si celebrano i 13 dall’apertura di Eataly Lingotto, il primo store ideato da Oscar Farinetti a Torino, arriva la notizia ufficiale di un sostanziale cambio al vertice del gruppo. “Eataly annuncia una evoluzione della governance approvata dal Consiglio d’Amministrazione. Andrea Guerra lascia la gestione corrente, ma mantiene la presidenza del Gruppo. Nicola Farinetti resta Amministratore Delegato”. Tradotto, Guerra, ex ad di Luxottica, resta in Eataly, almeno per il 2020, ma senza più poteri operativi, che saranno tutti nelle mani di uno dei figli del fondatore, Nicola; gli altri due, come spiegato dallo stesso Oscar Farinetti, commentando questo formale passaggio generazionale, “Francesco verrà con me ad occuparsi di Green Pea, il nuovo progetto che lancerò ad agosto 2020, e il più giovane, Andrea, si occuperà delle aziende agricole”.
Ma i piani di Eataly sono sempre gli stessi: cresce nel mondo, aprire nuovi store, e arrivare alla quotazione in borsa, quando i tempi saranno maturi, magari a New York.
“Oggi Eataly ha un perimetro di ricavi, compreso il franchising, di 620 milioni. Ha un ebitda vicino al 5% ed un utile netto che si colloca tra i 5 e i 10 milioni. Nell’ultimo anno siamo cresciuti del 10%, il 3% con i negozi già esistenti e il resto con le nuove aperture. Toronto è stato uno spettacolo, c’era la fila per tre isolati. Ma non ci fermiamo qui, vogliamo aprire in altre 100 città del mondo. E possiamo farlo proprio in virtù del gran lavoro che Andrea Guerra ha fatto in questi cinque anni con noi”, ha dichiarato Oscar Farinetti oggi al “Corriere della Sera”.
E la nuova governance, spiega ancora Oscar Farinetti, non cambierà l’assetto proprietario del gruppo: “la famiglia Farinetti conserva il 60%, la Tip di Gianni Tamburi ha il 20% e una quota analoga è nel portafoglio della famiglia Miroglio. E uno dei suoi esponenti, Luca Baffigo, verrà a darci una mano, con la carica di vicepresidente, proprio per le 100 nuove aperture”.

Con l’ultima apertura in Canada, a Toronto, a novembre 2019, sono diventati 41 i punti vendita della catena, e 15 i Paesi presidiati, con negozi ormai in tante delle più importanti città d’Italia, da Torino a Roma, da Milano a Firenze, tra le altre, del mondo, da New York a Parigi, da Mosca a Istanbul, da Monaco di Baviera a Seoul, da Chicago a Boston, da Tokyo a Las Vegas, da San Paolo del Brasile a Los Angeles. E l’espansione, come detto, prosegue: nel 2020 è già in programma l’apertura a Dallas, ancora in Usa, ma, entro l’anno dovrebbe arrivare anche Londra, oltre a Verona, ed in definizione c’è anche l’apertura di San Josè, in California, mentre, come spiegato, nei mesi scorsi, dallo stesso Guerra, si tratta per Austin, in Texas, San Francisco, ancora in California, Seattle e, sul fronte europeo, per Vienna, Lisbona, Madrid e Bruxelles (mentre in Cina rumors parlano di possibili contatti con il gruppo Suning, ndr).

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