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UN CULT

Gianni Brera e la passione per il cibo e l’umanità a tavola in “Dalla Bassa” (Slow Food Editore)

Sono passati cento anni dalla nascita di uno dei più grandi giornalisti italiani. La sua eredità culturale e il suo “mangiarebere” sono ancora attuali

La signorina Clelia era una santocchia. Orfana, aveva casa e terra, ma non la sposava nessuno certo, magra com’era e con quel dente che le spuntava di bocca come un uncino. Adesso aveva già più di trent’anni. E viveva sola nella sua grande casa. Sbrigate le faccende andava in chiesa a pregare la Madonna, ma un marito non lo trovava mai. Portava di gran polli al prete, perché pregasse per lei, povera anima. E il reverendo pigliava i polli e la compassionava, ma il marito ahimè, non veniva (tratto da “Serenate ai polli”). Ecco solo un estratto di “Dalla Bassa”, l’ultimo volume della collana “Piccola biblioteca di cucina letteraria” di Slow Editore, con cui la Chiocciola celebra i cento anni dalla nascita di Gianni Brera, uno dei più grandi giornalisti italiani che ha rivoluzionato il linguaggio sportivo, e non solo, e la cui eredità culturale ed il “mangiarebere” sono ancora attuali. Quattro racconti scritti in età giovanile che svelano la passione di Brera per il cibo e per l’umanità che si aggira intorno alla tavola.
A curare la pubblicazione (Slow Food Editore, pagg. 92, prezzo di copertina 10 euro) è Dario Borso, storico della filosofia, traduttore e curatore editoriale, che li ha recuperati dalla galleria “Quadri di casa nostra”, pubblicata tra febbraio e giugno 1939 su “Il popolo di Pavia” e scelti “a naso, per l’aura gastronomica che da essi potentemente emana”. Della stessa raccolta esistono altre due dozzine, pubblicate fino al 1943 anche sotto lo pseudonimo Gian del Po. Uno spaccato della vita rurale della Bassa Pavese da cui già si intuisce il talento letterario di Brera, in cui il contorno dei personaggi emerge semplice e immediato e le vicende del Paese, scrive lo stesso Brera, “corrono gonfie di significati diversi dalla mente al cuore, dal cuore ancora alla mente e, senza particolari deformazioni, dalla mente alla penna”.
Ma cosa aveva scritto fino ad allora il giornalista che in 50 anni di professione ha rivoluzionato il linguaggio sportivo, inventando nuove formule che ancor oggi colorano le cronache calcistiche, come pretattica e centrocampista? “È presto detto: un mazzetto di poesiole d’occasione, svariati articoli di cronaca locale soprattutto sportiva e una dozzina di racconti “dal vivo”, il tutto sparso tra bollettini parrocchiali, quotidiani di Provincia e il mensile Ticinum””, scrive Borso nella prefazione.
“Gianni Brera trascorre le strade del Tour e del Giro, fermandosi ogni giorno in un ristorante diverso e imparando a conoscere la gastronomia francese e italiana. Per di più, frequenta e conclude con successo un corso di sommelier. Già che il cibo gli risulta inseparabile dal vino: appunto per questo conierà il termine “mangiarebere” che riassume l’uno e l’altro … Va bene l’Europa e l’America, ma il cuore rimane in riva al Po, con i suoi risotti, le sue rane, i brasati e i ravioli. Tranne quando c’è da imbastire un pasto volante in casa, per amici e altri intimi. Perché quando si deve spignattare, Brera non si tira indietro più di quanto non facciano gli altri indigeni di San Zenone al Po, che hanno la cucina nel sangue”, ricorda nella postfazione Paolo Brera.

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