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CARNE

Gli italiani riscoprono il piacere di mangiare carne: sono le bistecche a guidare la “riscossa”

La spesa, nel 2018, è cresciuta del 6% sull’anno precedente. Coldiretti: “si tratta di un trand spinto da un profondo cambiamento”
BISTECCHE, CARNE, Non Solo Vino
Le bistecche guidano la riscossa della carne tra gli italiani

La bistecca rimane fedele al piatto tricolore. Nonostante le mode e la diffusione sempre più massiccia di menù vegetariani e vegan, la carne non finisce nella black list dei consumatori italiani sempre più attenti alla qualità e alla provenienza del prodotto. La spesa per la carne bovina cresce, infatti, del 6% come dimostra un’analisi Coldiretti, su dati Istat, presentata dal Presidente Ettore Prandini, con Unicarve, l’Associazione Produttori Carni Bovine sul tema della sostenibilità degli allevamenti italiani. La bistecca si rivela un prodotto gettonato tra gli italiani, nonostante le lunghe discussioni e polemiche che hanno riguardato l’uso di carne rossa. I numeri parlano, per il Belpaese, di una spesa di oltre 500 milioni di euro in più nel 2018 sull’anno precedente. A guidare la “riscossa” sono bistecche e fettine di manzo che da sole inglobano un terzo del budget complessivo per carni e salumi. Ma nel carrello finiscono sovente prodotti legati al territorio d’origine e al marchio a dimostrazione che gli italiani si informano sempre di più su quello che finirà nel loro piatto . “Si tratta di un trend spinto da un profondo cambiamento - è il commento della Coldiretti - nelle abitudini di consumo con una svolta verso la qualità e la sostenibilità dell’allevamento che vede il 45% degli italiani privilegiare la carne proveniente da allevamenti tricolori, il 29% scegliere carni locali ed il 20% quelle a marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine (indagine Coldiretti-Ixè ndr). Quasi 2 italiani su 3 (63%) sarebbero inoltre disposti a pagare di più per carne ottenuta rispettando al massimo il benessere degli animali”.
E, come spesso accade, il mutamento di abitudini dei consumatori influenza anche la vendita del prodotto che ha visto una rivoluzione nell’offerta di carne in Italia che si estende, fa notare Coldiretti, “dalle macellerie ai supermercati, dallo street food alle hamburgherie, fino all’arrivo della carta delle carni nei menu proposti dai ristoranti più prestigiosi. La conoscenza delle caratteristiche specifiche dei diversi tipi di carne è diventato un valore aggiunto che arricchisce l’offerta enogastronomica nella ristorazione”. Alla “riscoperta” di un alimento che fa parte della tradzione italiana hanno contribuito anche le numerose iniziative di valorizzazione portate avanti dagli allevatori che hanno puntato sull’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso, ad esempio, le fattorie e i mercati di Campagna Amica. “Scegliere carne Made in Italy - ha aggiunto Prandini - significa anche sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado”.
Un patrimonio sui cui per Coldiretti grava però “il rischio di pericolose derive che rischiano di confondere i consumatori: dagli esperimenti per ottenere la fettina in provetta, che trovano contrari ben 3 italiani su 4 (75%), all’abitudine di utilizzare in modo ingannevole nomi come bistecca per vendere prodotti a base vegetale che non hanno nulla a che fare con la carne”. E poi ci sono gli scenari internazionali che rappresentano una minaccia concreta secondo l’associazione. “A pesare è anche la minaccia degli accordi commerciali promossi dall’Unione Europea a partire da quello con il Mercosur - denuncia Coldiretti - che apre la strada all’arrivo di un contingente agevolato di 99mila tonnellate di carne bovina dal Brasile, protagonista del più grande scandalo mondiale sulla carne avariata. Vale la pena ricordare che il manzo refrigerato brasiliano si è classificato, per i casi di Escherichia Coli-Shigatoxin, nella top 10 dei cibi più pericolosi per il numero di allarmi alimentari scattati in Italia nel 2018, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Rassf”.

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