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MITI & RITI DELLA GASTRONOMIA

Gli italiani si sono rimessi ai fornelli. Lo slogan? No al junk food. Mai come ora, il cibo rincuora

Marino Niola: nella koinè familiare forzata, il cibo nutre corpo e mente. I rituali aiutano. E non potendo scambiare inviti lo facciamo con le ricette
Cucina, EMERGENZA CORONAVIRUS, JUNK FOOD, MARINO NIOLA, Non Solo Vino
Per Marino Niola in questi giorni difficili la cucina è un rituale che consola

“Quarantena sì, junk food no. È lo slogan degli italiani che in questo periodo si sono rimessi ai fornelli e stanno facendo ricorso al meglio della sapienza gastronomica nazionale, per tenere su il fisico e il morale. Tutti cucinano, anche quelli che si erano convertiti ai piatti pronti, a Just Eat, a Deliveroo ed altri sistemi di consegna di manicaretti porta a porta. E, costretti dall’emergenza, riscopriamo di avere un grande patrimonio gastronomico. Dimenticato, trascurato, ma profondamente installato nel genoma del Bel Paese e pronto a riaffiorare carsicamente, quasi a nostra insaputa. E forti di questa eredità culturale, ci siamo tutti rimessi a cucinare e non solo. Anche a perfezionare, reinventare e soprattutto abbiamo fatto di questa riscoperta del focolare un rituale domestico”. Lo ha detto, a WineNews, Marino Niola, giornalista, scrittore e professore di Antropologia e Miti e Riti della Gastronomia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che, inviandoci una sua riflessione, sottolinea come “nei momenti difficili, quando sembra che tutto vada storto, nulla come i rituali aiuta gli umani a rimanere sé stessi, a non perdersi. Non è un caso che protagonista di questa koinè familiare forzata sia proprio il cibo. Che per gli italiani non è solo nutrimento. È sentimento, è passione, è condivisione”.
E, poiché siamo un popolo sociale e socievole, spiega l’antropologo, “non ci limitiamo a spignattare, sminuzzare, sobbollire, macerare, lievitare per conto nostro. Il risotto, la carbonara, la pizza li facciamo in streaming. E non potendoci scambiare inviti, ci scambiamo ricette. Il web e i social pullulano di post, foto, suggerimenti, richieste di chiarimenti, video chat e tutorial per i mestoli alle prime armi”.
Insomma, riflette il professore, “mai come in questo caso il cibo oltre a nutrire il corpo, rincuora, tonifica la mente, consola l’anima. Non a caso nei dialetti meridionali quando si mangia qualcosa di molto buono si esclama: mi sono veramente consolato!”.
E così, se l’emergenza coronavirus, “ha messso la condivisione in real time, che è l’essenza della tavola italica, in stand by, in attesa di tornare a materializzarsi nelle mani che si stringono e nei gomiti che si toccano, finché il face to face è interdetto, ci consoliamo con il face to facebook”, conclude Niola.

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