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I 10 punti di forza e di debolezza (ma ce ne potrebbero essere anche altri ...) del mondo del vino italiano, che, a ridosso dell’imminente 2008, restano decisamente sul tappeto, nel bene e nel male
di Bernardo Lapini

Tanto per non perdere di vista il problema, abbiamo raccolto 10 punti di forza e di debolezza (ma ce ne potrebbero essere anche altri ...) del mondo del vino italiano, che, a ridosso dell’imminente 2008, restano decisamente sul tappeto, nel bene e nel male.
Buona lettura e Auguri

I punti di forza
1) Viticoltura: la viticoltura italiana possiede una ricchezza ampelografica e una varietà di territori invidiata in tutto il mondo.
2) Enologia: l’enologia italiana, sia dal punto di vista tecnologico che da quello umano (enologi ...), detiene ormai il primato mondiale.
3) Made in Italy: il vino è percepito all’estero come uno dei prodotti di punta del made in Italy (con tutti i rischi connessi, a partire dalla contraffazione).
4) Legame con il territorio: l’Italia enoica nel suo complesso presenta un’aderenza ai territori di grande rilevanza, con paesaggi di bellezza senza pari nel mondo. Si tratta di una ricchezza che sostiene un turismo del vino sempre più in crescita.
5) Nanismo: le aziende italiane (storicamente sottodimensionate) rappresentano l’espressione più alta, anche nel mondo del vino, della vocazione all’alto artigianato degli opifici del Bel Paese, determinando anche, funzionalmente, una risposta immediata e flessibile alle esigenze del mercato glocal (globalizzato, ma, allo stesso tempo, alla ricerca della dimensione locale).
6) Qualità: qualità dei vini italiani diffusa e costante, a prescindere dal posizionamento di prezzo, quest’ultimo, peraltro, molto competitivo nella fascia dei vini top.
7) Economia: il comparto vino è sostanzialmente sano e dall’alto valore remunerativo (anche e, forse soprattutto, considerando il segmento consumer, brick, bag in box ...).
8) Peso del vino: il peso del settore vino nell’export dei prodotti agricoli ha una rilevanza primaria.
9) Storia e cultura: il vino italiano rappresenta un elemento importante (cultura materiale di un popolo) del ricco e variegato patrimonio del Bel Paese.
10) Ristorazione: il vino italiano trova una sponda importantissima all’estero nella nostra ristorazione che opera in quei Paesi, come una sorta di “ambasciatore” del vino immediato e diretto.

I punti di debolezza
1) Viticoltura: la viticoltura italiana (intesa come monocoltura per la qualità) è ancora piuttosto giovane e inevitabilmente questo elemento mortifica in qualche misura le potenzialità dei nostri prodotti.
2) Indecisione: i produttori di vino italiani sembrano ancora indecisi: puntare sui vini di territorio, o, invece, seguire il modello dei vini da vitigno (stile Australia)?
3) Proliferazione: la proliferazione delle denominazioni (che in Italia continuano a nascere senza nessuna giustificazione concreta) rischia solo di confondere le idee, ai nostri referenti all’estero, che consideriamo erroneamente (e con presunzione) capaci di seguire sempre la nostra geografia enologica.
4) Mancanza di coordinamento: gli istituti (pubblici e privati) per la promozione del vino sono molti, forse troppi, e mancano quasi del tutto di coordinamento.
5) Nanismo: le aziende vitivinicole italiane soffrono storicamente di un endemico problema dimensionale (le imprese del vino italiano sono piccole), che crea non pochi ostacoli nell’economia globalizzata, dove una certa massa critica conta.
6) Autoreferenzialità: il mondo del vino in tutte le sue componenti parla troppo spesso soltanto a se stesso, creando una sorta di microcosmo incapace di espansione.
7) Economia: gli investimenti in aziende vitivinicole (almeno nel caso che riuniscano l’intera filiera produttiva) sono ingenti e a medio e lungo termine.
8) Trasparenza: i produttori italiani sono ancora timidi: nel mercato esistono specifici segmenti (vino di massa, top wine ...), come esistono specifiche connotazioni produttive (industriali del vino, artigiani, etc.): non è un demerito segnalare chiaramente quali di questi posti si occupa.
9) Affollamento: nel 2000, le etichette italiane erano oltre 200.000: davvero troppe (specie guardando al dato delle etichette prodotte da una singola azienda: una diversificazione immediata del prodotto, per accontentare tutti, che, in realtà, può non accontentare nessuno).
10) Commercializzazione: le aziende italiane del vino sono ancora troppo attente alla fase (pur importante) della produzione, occupandosi della fase (importantissima) della commercializzazione non con la stessa attenzione.

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