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G7 CANADA

I dazi, il commercio le regole: ecco i temi caldi per il mondo agricolo al G7 in Canada

Ammonta a 255 miliardi di euro il valore del commercio tra Europa e resto del mondo dell’agroalimentare, ma con i pericoli dazi e italian sounding
Coldiretti, Confagricoltura, G7, Non Solo Vino
Pericolo dazi e italian sounding agroalimentare al centro del G7 in Canada

I numeri dell’Unione Europea sul commercio agroalimentare non fanno che ribadire lo stato di salute di un settore che, nel 2017, ha mosso qualcosa come 255 miliardi di euro, di cui 138 di esportazioni e 117 di importazioni. Un equilibrio tra Europa e resto del mondo messo in serio pericolo dall’escalation di dazi e contro dazi che sta minando i rapporti commerciali tra Usa e Ue, argomento per forza di cose al centro del G7 che è iniziato oggi in Canada. A richiamare l’attenzione sul comparto, è il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha voluto ricordare al Governo del Belpaese come “per il sistema agroalimentare della Ue, e per quello italiano in particolare, l’apertura dei mercati e la libertà di commercio su basi di reciprocità rappresentano un interesse strategico. Per questo vanno evitate le guerre commerciali a colpi di dazi e misure di ritorsione”.
Altro aspetto da affrontare è invece quello delle norme sul commercio, che tengano conto anche del rispetto dell’identità territoriale per fermare gli oltre 100 miliardi di falso made in Italy agroalimentare presente nei diversi Continenti, come sottolinea la Coldiretti. “Un commercio è veramente equo - sottolinea il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo - se si rispettano le stesse regole sul piano ambientale, della tutela sociale dei lavoratori, della sicurezza dei cittadini e soprattutto della tutela dell’identità. L’Italia, denuncia la Coldiretti, è vittima di oltre 100 miliardi il valore del falso made in Italy agroalimentare che circola liberamente nel mondo utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, Denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Con un aumento record del 70% del fatturato nel corso dell’ultimo decennio, a preoccupare è anche la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) che per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali.
Tornando al rapporto della Commissione Europea, c’è da sottolineare che vini, formaggi e prodotti a base di carni suine sono i prodotti di punta e più apprezzati dai consumatori nei Paesi Terzi. Stati Uniti, Cina, Svizzera, Russia e Giappone sono i principali mercati di sbocco per l’export di settore della Ue. La Commissione Europea ha intanto annunciato che saranno applicati dal mese di luglio i dazi aggiuntivi su una lista di prodotti, anche agricoli, importati dagli Usa, a seguito delle misure decise a Washington a carico di acciaio e alluminio in partenza dagli Stati membri dell’Unione. Analoga decisione è stata annunciata dal Messico. “Aumenta il rischio di una pericolosa escalation - ha concluso il presidente di Confagricoltura - ci auguriamo che dalla riunione del G7 in Canada venga l’impegno a non interrompere il dialogo per trovare una soluzione ai problemi aperti, tra quali l’indispensabile riforma del sistema multilaterale che regola il commercio internazionale, alla luce delle conseguenze sociali e economiche della globalizzazione”.
Tornando ai rapporti con gli Usa, come ricorda la Coldiretti, è il Paese in cui c’è la maggior incidenza di “falsi”: nove formaggi di tipo italiano su dieci non sono italiani, ad esempio. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i Continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, ma anche la Mortadella Bologna o il salame cacciatore ma anche gli extravergine di oliva o le conserve come il Pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso, con tanto di bandiera tricolore, al Kressecco tedesco, ma anche il Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono invece solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi. All’estero, sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre, e le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l’Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell’export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi di euro.

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