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INFLAZIONE

I prezzi dei beni alimentari ancora in crescita: +23% nel 2022. In Italia +229 euro a famiglia

Studio Allianz Trade: l’aumento dei costi delle materie prime porta a rincari nell’Eurozona del +14%. Boom per olii, grassi, farine e pasta

Dopo aver registrato un aumento dei prezzi dei generi alimentari nel 2021 del +31%, le stime prevedono una ulteriore crescita dei prezzi, fino ad un +23%, nel 2022, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime come il carburante, l’elettricità e i fertilizzanti, come rivela lo studio sugli impatti dell’inflazione nel Food in Europa, con un approfondimento sul mercato italiano, di Allianz Trade, presentato al G7 di Stoccarda. Ad incidere sui prezzi anche i modesti rendimenti agricoli, che si sono tradotti in basse scorte, e, più recentemente, l’invasione russa in Ucraina, che ha avuto un impatto non solo sulla fornitura di generi alimentari, come grano e petrolio, ma ha anche prodotto effetti sui prezzi dei prodotti sostitutivi. Il tutto, evidentemente, avrà una ricaduta pesante sui consumatori finali.
Utilizzando la stima per la quale i rivenditori trasferiscono sui consumatori l’equivalente del 75% dell’aumento dei costi della produzione, per Allianz Trade l’inflazione alimentare inciderà sulla spesa del consumatore europeo in media di 243 euro in più, per lo stesso paniere di prodotti alimentari, rispetto al 2021. Analizzando questo maggior esborso, tra i Paesi presi in analisi, si stima che gli italiani, nel 2022, dovranno mettere a budget 229 euro in più per la spesa alimentare rispetto al 2021. In Germania si arriverà addirittura a spendere 254 euro in più, in Francia 224 euro in più, in Spagna 200 euro in più, mentre in Polonia l’incremento sarà contenuto a +152 euro.
I produttori di alimenti e bevande dell’Eurozona hanno già provveduto ad apportare rincari in media del +14%, dall’inizio del 2021, con maggiori aumenti riscontrati soprattutto nei prodotti in uso nella vita quotidiana, inclusi oli e grassi (+53%), farine (+28%) e pasta (+19%). Tendenza diversa quella dei prezzi al dettaglio degli alimenti, che hanno registrato solo un modesto +6%; il che significa che i rivenditori hanno per ora trasferito meno della metà dei costi più alti di produzione sui consumatori finali. Gli episodi passati dimostrano, infatti, che quando si è registrata un’elevata inflazione alimentare, l’adeguamento dei costi nei confronti del consumatore finale è avvenuta sempre con un certo ritardo.
“In Italia - commenta Luca Burrafato, responsabile Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa Allianz Trade - tutti i principali beni alimentari acquistati dalle famiglie sono in aumento. La pasta, dal 2021 a oggi, ha segnato il maggior incremento con un +12,5%, olii e grassi sono a +10,3% e le verdure +10%. Seguono, con incrementi appena al di sotto la doppia cifra, la frutta, la carne e le bevande”.

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