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“APRIRE? PER CHI?”

“Il clima di paura non aiuta la ristorazione”. L’appello dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo

Una ripartenza tiepida per il settore della ristorazione alle prese con dubbi e tempi ristretti. E c’è chi preferisce non riaprire

Una ripartenza tiepida, quella di oggi, nonostante il via libera alla “Fase 2”, per il settore della ristorazione alle prese con dubbi, tempi ristretti e scenari futuri a tinte oscure. La conseguenza è che molti hanno deciso di tenere le saracinesche abbassate. Poco tempo per creare ambienti idonei, la paura che siano più le spese che le entrate, responsabilità per la sicurezza sanitaria che spaventano anche chi ce la sta mettendo tutta per dare il giusto servizio ai clienti. E poi la questione del turismo fermo che è un macigno per tutte quei migliaia di ristoranti che vivono grazie ai visitatori. E non solo quelli stranieri perché al momento non ci si può spostare nemmeno da una regione all’altra. Era più che prevedibile che il tanto atteso “start” alle cucine poteva scontrarsi con limiti e divieti che il Governo ha deciso di imporre per la “Fase 2”. Un punto di incontro tra le parti, se c’è, è molto sottile. L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, 56 anni di storia e un centinaio di insegne rappresentate, lancia il suo grido di allarme e chiede una svolta non solo sulle misure da prendere ma anche da un punto di vista del messaggio da mandare agli italiani e ai turisti stranieri: non si può ripartire con la paura.


Focus - L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo: la nota
“Il nostro mondo, il mondo della ristorazione italiana ancora si interroga e vaga senza certezze. La cassa integrazione per i nostri dipendenti, mentre scriviamo, ancora non si è monetizzata. Il palleggio di decisioni tra governo centrale e regioni ha portato, last minute, a dare la possibilità di aprire le nostre attività per oggi lunedì 18 maggio. Peccato che il Dpcm e le varie ordinanze regionali contenenti il famoso protocollo con le regole da seguire sia arrivato solo qualche ora prima. Una barzelletta! Il 18 maggio la ristorazione italiana è invitata a riaprire di corsa, rischiando di non riuscire a essere pronta dal punto di vista della sicurezza sanitaria, senza aver visto monetizzarsi praticamente ancora nessun aiuto economico, con pesanti dubbi legati al rinnovo delle nove settimane di cassa integrazione, con la scure della responsabilità penale sulla testa e con norme regolamentari che, unite al clima negativo diffuso, porteranno ad un calo di fatturato previsto attorno all’80%. Noi dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che da 56 anni difendiamo la cucina della tradizione e che abbiamo sempre avuto come focus il turismo enogastronomico, non possiamo tradire la nostra storia. Tutti quanti vorremmo aprire. I nostri associati fremono ma sono combattuti. Tutti quanti sappiamo che sarà impossibile fare profitto. Noi siamo abituati a saldare fornitori e dipendenti. Non possiamo rinnegare il nostro passato. Non ci sono le condizioni. Alcuni di noi apriranno lo stesso nei prossimi giorni per assicurare un servizio di ristorazione, necessario in alcune zone, ma come Unione Ristoranti del Buon Ricordo, al momento, non siamo messi nelle condizioni di svolgere la nostra missione legata al turismo enogastronomico. Confini regionali ed europei sono chiusi. In tantissimi aspetteremo quindi tempi migliori. Il nostro appello è rivolto quindi alle istituzioni: aprite l’Italia. Torniamo alla libera circolazione, al turismo. Regaliamo positività agli italiani. Abbiate fiducia di noi imprenditori. Tutto il mondo ci invidia. Se davvero ci sarà da dover continuare a lottare con questo virus, lo faremo ma con il sorriso. Il clima di paura che tutte queste limitazioni instaurano non porterà a nulla di buono. Noi non siamo per le proteste eclatanti ma il settore è davvero con i nervi tesi. I tempi sono scaduti. Ci stiamo giocando l’intera ristorazione italiana”.

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