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ALLARME COLDIRETTI

Il gran caldo mette in crisi l’agricoltura: nella Pianura Padana perdite dal 10 al 30% del raccolto

Dalle angurie ai peperoni, dagli ortaggi al mais passando per la soia e il pomodoro: le alte temperature stanno preoccupando il settore
Non Solo Vino
Il caldo mette a rischio l'agricoltura, nei campi bruciati dal sole angurie e peperoni

Nelle tavole estive, a fine pasto, difficilmente manca. Ma se il “caldo africano” continuerà a picchiare, uno dei frutti simbolo della stagione, l’anguria, è a rischio. Si iniziano a contare i primi danni provocati dalla straordinaria ondata di caldo che sta interessando l’Italia non senza conseguenze: frutta e verdura, pronte per la raccolta, “bruciano”. Coldiretti descrive una realtà difficile dove le alte temperature hanno provocato “perdite dal 10% al 30% del raccolto in alcune aziende della Pianura Padana dove si registrano i picchi di calore più elevati. Dalle angurie che mostrano evidenti segni di scottature con sfregi bianchi sulla buccia, ai peperoni ustionati con macchie marroni che li rendono invendibili”. La soluzione “tampone” è l’irrigazione di soccorso per cercare di salvare tutte quelle coltivazioni che sono in sofferenza e al cui elenco si possono aggiungere ortaggi, mais, soia e pomodoro. Con le temperature superiori ai 35 gradi anche le piante, rimarca Coldiretti, sono a rischio stress idrico e colpi di calore che compromettono la crescita dei frutti negli alberi, bruciano gli ortaggi e danneggiano i cereali. “L’intervento con irrigazione di soccorso è importante - continua la Coldiretti - soprattutto per far sopravvivere le piantine piccole che non avendo radici sviluppate non riescono a raggiungere lo strato umido del terreno poiché lo sbalzo improvviso della temperatura tende a formare una crosta in superficie. Al momento non c’è allarme siccità poiché le riserve di acqua sono per ora garantite grazie alle precipitazioni del mese di maggio come dimostrano i grandi laghi che hanno un grado di riempimento pari al 78% in quello di Como, al 92%, il Maggiore e fino al 96% per il Garda mentre il fiume Po al Ponte della Becca si trova ad un livello di poco più di mezzo metro al di sotto dello scorso anno. Bene anche i bacini artificiali in Piemonte - conclude la Coldiretti - vicini alla capacità massima, così come quelli in Emilia Romagna e del Centro-Sud, dal Lazio all’Abruzzo fino alla Calabria e alla Sicilia, secondo l’Anbi che segnala invece difficoltà solo in Basilicata e in Sardegna”.

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