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VINO E TERRITORIO

Il Grignolino del futuro tra identità, storia e legame profondo con il territorio, secondo Vicara

La cantina del Monferrato della famiglia Visconti punta sul vino che fu amato dalle corti sabaude, dall’“Avvocato” Agnelli, e non solo

Un tempo amato dalle corti sabaude, con Re Umberto I grande estimatore, poi quasi dimenticato dopo la fillossera, definito “anarchico testabalorda” da Gino Veronelli, reso celebre anche dal “vezzo” dell’“Avvocato” per antonomasia, Gianni Agnelli che, si racconta, amava gustarlo miscelato, metà e metà, con lo Champagne e un cubetto di ghiaccio in un bicchiere ampio: il Grignolino, ormai marginale nei numeri, ma testimone di un pezzo di storia del vino del Piemonte, prova a guardare al futuro, grazie a qualche produttore che continua a scommetterci. Come Vicara, cantina storica del Monferrato Casalese della famiglia Visconti, e guidata dai cugini Giuseppe ed Emanuele Visconti, che vedono nel Grignolino uno dei candidati “a diventare uno dei simboli più autentici del nuovo racconto enologico piemontese”. Messaggio lanciato nei giorni scorsi da “Radici Nobili, Terre a Confronto - I Ribelli del Vino e del Riso”, voluto proprio da Vicara che nel Castello di Ozzano Monferrato, anche questo della famiglia Visconti, ha riunito professionisti ed opinion leader (tra cui Winenews, ndr) per confrontarsi sul futuro del Grignolino.
Un vitigno antico, documentato già nel 1249 con il nome di Berbexinis o Barbesino, che, nei secoli, ha accompagnato la storia agricola e culturale del Monferrato. La Denominazione di Origine Controllata arriverà nel 1974, ma il fascino del Grignolino affonda le proprie radici molto più lontano nel tempo. Anche l’origine del nome continua ad alimentarne il mito: secondo alcune interpretazioni deriverebbe dal termine dialettale astigiano grignole, in riferimento all’elevata presenza di vinaccioli nell’uva; secondo altre dal verbo grigné, sorridere, richiamando la caratteristica reazione che la sua vivace acidità può suscitare nell’assaggio.
Nell’incontro è stato ricordato come il Dna del Grignolino ne riveli, inoltre, una genealogia d’eccezione, che lo vede strettamente imparentato con due grandi protagonisti della viticoltura piemontese, Nebbiolo e Freisa. “Una parentela che contribuisce a spiegarne la straordinaria capacità evolutiva e la sua attitudine all’invecchiamento. Tra Ottocento e Novecento il Grignolino era considerato uno dei vini più apprezzati dall’aristocrazia piemontese - ricorda Vicara - e trovava spazio nei momenti celebrativi e nelle occasioni importanti. Una vocazione nobile che oggi torna ad affermarsi grazie all’impegno di produttori che ne stanno riscoprendo il valore e il potenziale”. Tra questi, un ruolo centrale è svolto proprio dalla famiglia Visconti. Legata alla campagna piemontese fin dal XV secolo, la famiglia ha sviluppato nei secoli la propria attività agricola tra le terre della Lomellina e quelle del Monferrato. Fu tra il 1800 e il 1850 che i Visconti decisero di investire nelle colline di Ozzano Monferrato, intuendone le straordinarie potenzialità viticole. Una visione che continua ancora oggi attraverso Vicara, azienda biologica che si estende per 70 ettari, di cui 33 vitati, e che ha fatto del Grignolino uno dei cardini del proprio progetto produttivo.
Il Grignolino è stato raccontato, nella degustazione guidata dalla giornalista Cinzia Benzi, come un vino dalla personalità unica. Nervoso, tannico, verticale, talvolta quasi spigoloso, è un vino che non ricerca compromessi e che proprio per questo conserva una forte identità territoriale. “Un vino divisivo, forse, ma capace di conquistare chi ne apprezza il rigore, la freschezza e quello che è stato definito il “lusso della semplicità””. Al centro del confronto è emerso il lavoro portato avanti da Vicara per valorizzare il Grignolino del Monferrato Casalese attraverso interpretazioni differenti ma complementari, culminando nel progetto Monferace, considerato oggi una delle espressioni più ambiziose del vitigno, come raccontato dalla degustazione della nuova annata di Uccelletta Monferace 2021 affiancata a una vecchia annata 2016 della stessa etichetta, da cui emersa la capacità del Grignolino “di affrontare il tempo con eleganza e profondità, sviluppando complessità aromatica accompagnata da freschezza e tensione. Una dimostrazione concreta delle sue potenzialità evolutive e della sua capacità di collocarsi tra i grandi vini da invecchiamento del Piemonte”.
Ma se il Grignolino rappresenta l’anima enologica della famiglia Visconti, il riso ne costituisce l’altra grande eredità agricola. Un legame che ha permesso all’incontro di allargare lo sguardo oltre il vino, mettendo in dialogo due territori storicamente connessi dalla stessa storia familiare: il Monferrato e la Lomellina. “Questa tradizione trova oggi espressione nella Società Agricola Visconti, attiva nel cuore della Lomellina e impegnata nella valorizzazione della cultura risicola locale. Come Vicara per il Grignolino, anche la società agricola di famiglia interpreta il proprio prodotto come espressione autentica del territorio, custodendo un patrimonio agricolo costruito nel corso dei secoli”.
Un legame ripercorso nel calice e nel piatto, a tutto pasto, dalle diverse versioni di Grignolino in assaggio (dal Domino Brut Rosé Metodo Martinotti, proposto in apertura, a .G Grignolino del Monferrato Casalese, da Mimì ad Uccelletta Monferace), che hanno accompagnato le ricette incentrate sul riso Baldo, realizzate dallo chef Andrea Ribaldone. Che hanno messo in luce anche la versatiltà del Grignolino, ed “una caratteristica che appartiene ai grandi vini della tradizione: la capacità di restare protagonisti senza mai sovrastare la cucina, accompagnando il pasto con eleganza, dinamismo e una costante tensione gustativa”.
Con il futuro del Grignolino che, dunque, secondo Vicara, passa dalla capacità di valorizzarne l’identità, la storia e il profondo legame con il territorio.

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