02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Italia ferma al palo in Usa: sui vini fermi è crescita zero nel 2017, mentre le importazioni complessive crescono, e i competitor corrono a doppia cifra, come la Francia. L’Italian Wine & Food Institute: “perdere la leadership è un grande danno”

Italia
Export di vino italiano in Usa fermo nel 2017, dati Italian Wine and Food Institute

Il vino italiano, in Usa, suo primo mercato straniero da anni, è fermo al palo. Dopo i dati dell’Osservatorio Paesi Terzi di Business Strategies - Nomisma, su dati delle dogane, che ad ottobre 2017, anno su anno, certificano il sorpasso francese sul Belpaese nel valore complessivo delle esportazioni, mettendo insieme vini fermi e spumanti (1,393 miliardi di euro per la Francia, +16,4% contro 1,352 miliardi dell’Italia, +1,4%), arriva anche la voce dell’Italian Wine & Food Institute, che, concentrandosi solo sui vini fermi, che rappresentano il grosso delle esportazioni italiane (e sui dati dell’Us Department of Commerce) sottolinea come, da gennaio ad ottobre dell’anno in corso, in un mercato americano nel complesso in robusta crescita, i vini del Belpaese siano a crescita zero, sia in volume che in valore.
Nel dettaglio, secondo le elaborazioni Iwfi, le importazioni complessive di vini da tavola fermi in Usa sono cresciute del 7,8% in volume, a 7,8 milioni di ettolitri, e del 6,2% in valore, a 3,5 miliardi di dollari. In questo quadro, l’Italia è sostanzialmente sugli stessi valori del 2016, a 2,1 milioni di ettolitri per 1,1 milioni di dollari. I principali competitori, invece, crescono tutti, a partire dalla Francia, che fa +17,6% in volume, a 1,04 milioni di ettolitri, e +17,7 in valore, a 912 milioni di dollari,
ma crescono anche Australia (+26% in volume e +1% in valore), Nuova Zelanda (+10,8% e +9,3%), Portogallo (+9,2 e +9%), Spagna (+17,7% e +2,9%) e Germania (+7,4% e +5,2%). Contrastati i Paesi del Sudamerica, che crescono, seppur non di molto, in valore, e perdono decisamente in volume, come fanno Argentina (-8,6% in quantità e +3,6% in valore) e Cile (-10,1% in quantità e +1,1% in valore).
Ma, al di là del dato puntuale, a preoccupare di più il vino italiano, in un mercato fondamentale come quello americano, e nel complesso in espansione, sono le conseguenze della perdita della leadership assoluta del Belpaese enoico in Usa.
“Perdere la vincente posizione di leadership sul mercato americano, faticosamente conquistata e mantenuta per molti anni, avrà un effetto estremamente negativo e dirompente sul piano dell’immagine - commenta il direttore dell’Italian Wine & Food Institute Lucio Caputo - che non si può tacere, e sopratutto formalmente confermerà la calante presenza vinicola italiana che non sarà più di grande immagine, prestigio e successo, come è stato fin ora, con gravi conseguenze sul piano commerciale. Purtroppo, negli anni scorsi, si sono utilizzati i limitati fondi pubblici disponibili per attività che tendevano ad incrementare l’offerta, in un mercato pressoché chiuso all’aumento del numero dei fornitori, senza far praticamente nulla per incrementare la domanda, con gli attuali risultati. Adesso invece che sono stati assegnati fondi di notevole rilievo, che se ben impiegati potrebbero forse ancora invertire l’attuale negativa situazione, si continua a perdere tempo per seguire assurde e burocratiche norme ignorando il danno che si sta arrecando alle esportazioni italiane del settore”.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Altri articoli