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L’imprenditoria vinicola italiana diventa case history internazionale: il 12 marzo, nei lavori sullo “Stato delle Donne” delle Nazioni Unite, tra le protagoniste anche Emilia Nardi, guida delle Tenute Silvio Nardi, griffe del Brunello di Montalcino

Italia
Emilia Nardi, alla guida delle Tenute Silvio Nardi, griffe del Brunello di Montalcino

L’imprenditoria vinicola italiana diventa case history internazionale: il 12 marzo, nella sede delle Nazioni Unite, ci sarà anche Emilia Nardi, guida delle Tenute Silvio Nardi, griffe del Brunello di Montalcino, tra gli speaker dell’evento voluto dal Ministero delle Politiche Agricole e dedicato a “The voice of rural women for a sustainable and healthy future”, nei lavori della Commissione sullo Stato delle Donne. Insieme a lei, altre tre imprenditrici agricole italiane, tutte vincitrici del premio De@Terra, Laura Bargione (azienda agricola Mariscò, in Sicilia), Giorgia Pontetti (Ferrari Farm, in Emilia Romagna) e Mariangela Costantino (Agriturismo Costatino, in Calabria).
Al centro dell’intervento di Emilia Nardi, che oggi guida l’azienda fondata da Silvio Nardi, primo “forestiero” (umbro) che nel 1950 acquistò terreni a Montalcino, ci sarà la conduzione etica della propria realtà produttiva. Etica in primo luogo nel senso di rispettosa dell’ambiente, con la consapevolezza al tempo stesso che all’agricoltura del nuovo millennio debba essere riservato un approccio moderno, fatto di nuove tecnologie e di ricerca scientifica, soprattutto in un settore di particolare pregio qual è la produzione del Brunello di Montalcino.
“Ma credo anche che ugualmente determinante sia l’attenzione nei riguardi dei collaboratori sia fondamentale per creare una fiducia reciproca e un legame che va ben oltre i risultati produttivi” dice Emilia Nardi alla vigilia della partenza per New York.
“È stato per me sempre un imperativo fare in modo che l’azienda fosse gestita come una grande famiglia, all’interno della quale dare spazio a voci diverse e rifuggire da discriminazioni di genere. E all’interno di questa grande famiglia cerco di favorire l’inserimento delle donne, prolungando ad esempio i tempi del congedo di maternità e favorendo i ricongiungimenti familiari. Per me è un onore poter affrontare in un luogo di grande autorevolezza quale la sede delle Nazione Unite temi di vitale importanza quale il ruolo della donna in agricoltura, decisivo in tempi di pace come di guerra, in società più avanzate o in realtà ancora arcaiche”.

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