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TESORO DEL BOSCO

La “cerca e cavatura del tartufo” ammessa alla candidatura a Patrimonio Immateriale Unesco

A dicembre la decisione su una pratica antica che, nei territori più vocati, muove un giro d’affari di oltre mezzo miliardo di euro all’anno
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La “Cerca e cavatura del tartufo”, nella foto di Tino Gerbaldo

Prezioso più che mai in questo 2021 avaro in quantità ma generoso in qualità, il tartufo bianco si muove su quotazioni intorno ai 5.000 euro al chilo. E presto questo prezioso tesoro del bosco che, in Italia, si raccoglie in tante zone (da Alba, dove si trova il tartufo bianco più pregiato, ad Acqualagna, nelle Marche, dalle Crete Senesi a San Miniato, in Toscana, e non solo), potrebbe diventare patrimonio dell’Umanità. “Il parere positivo dell’Unesco sulla candidature della “Cerca e cavatura del tartufo” è un ulteriore, fondamentale passaggio verso il riconoscimento di questa importante tradizione nella lista del patrimonio immateriale”, ha commentato il Sottosegretario di Stato del Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni,dopo la pubblicazione delle prime valutazioni tecniche concernenti gli elementi immateriali presentati dall’Italia nel 2020 in vista della XVI sessione del Comitato Intergovernativo dell’Unesco del prossimo dicembre a Parigi. “Il via libera alla candidatura Unesco è un segnale importante per il comparto - ha aggiunto il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio - che riconosce il ruolo sociale, oltre che economico e culturale del principe della tavola. La ricerca e la raccolta dei tartufi in Italia è una pratica complessa che mantiene un forte legame con la natura. Nel nostro paese non c’è solo l’eccellenza del bianco di Alba, sono tante le regioni e le aree caratterizzate da questo prodotto, dalle Marche all’Umbria dalla Calabria alla Lombardia. Sono molte le aree rurali italiane, quelle più nascoste e svantaggiate, che possono crescere e svilupparsi grazie a questa pepita della terra di cui la cucina italiana è ambasciatrice nel mondo. E riconoscere il patrimonio che deriva da questa tradizione le cui origini risalgono al primo secolo dopo Cristo, è un passo importante nell’individuare nei cavatori dei veri e propri custodi del territorio, del paesaggio e della storia. E ci ricorda come la terra sia un bene finito e per questo vada tutelata nel suo più nobile aspetto”.
Un business, quello del tartufo, che secondo la Coldiretti, in Italia, “sviluppa nei territori vocati un giro d’affari di oltre mezzo miliardo di euro, e coinvolge in Italia 200.000 raccoglitori ufficiali che riforniscono negozi e ristoranti che attendono la decisione finale prevista dal 13 al 18 dicembre 2021”.

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