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La sfida al “Vecchio Mondo” del vino … I numeri dell’export australiano … Crolla la reputazione della prestigiosa guida “Michelin”?
di Michèle Shah

- L’Australia, uno dei principali paesi produttori di “bulk wine” (sfuso), lancia una sfida al “Vecchio Mondo” dichiarando che i suoi vini regionali possono competere in qualità e tipicità con vini delle regioni e delle denominazioni europee top. Lo ha dichiarato il veterano e stimato winemaker Brian Croser e presidente di Petaluma, parlando alla “Wine & Spirit Education Trust Annual Lecture”, tenuta al Vintner’s Hall a London il 23 febbraio. Nel suo discorso, “Brand or Authenticity?”, Croser ha criticato i produttori del suo Paese che sono ossessionati dal produrre vini che sono considerati “good value for money”. Invece, secondo Croser, le zone di produzione top dell’Australia possono sfilare accanto ai vini delle migliori regioni francesi. Croser, discepolo del concetto del “terroir”, crede che l’Australia puo produrre vino sfuso come può ugualmente produrre vini di “terroir”. Secondo Croser, i consumatori di vino che iniziano il loro percorso bevendo i “brand”, come Jacob’s Creek, passano poi a vini piu marcati per il loro carattere individuale. Insomma, anche in Australia, gli estimatori del vino evolvono imparando a individuare non solo i diversi Paesi di origine, ma anche le regioni di produzione. “Questo è il futuro che dovrà seguire la viticultura dell’Australia: non solo promuovere i vini di massa, ma promuovere il potenziale dei vini di territorio regionale come Margaret River e Hunter”.

- L’export dell’Australia è salito, nel 2003, del 24% a 518,6 milioni di litri, malgrado la scarsa vendemmia (cifre ufficiali definiscono la vendemmia 2003 come la più scarsa degli ultimi 6 anni). Il mercato piu battuto dai vini australiani rimane l’Inghilterra, e poi gli Stati Uniti. In termini di produzione, le uve bianche sono scese del 17,6% a 570.000 tonnellate e quelle a bacca rossa sono scese del 9,3% a 825.000 tonnellate.

- Crolla la reputazione della prestigiosa guida Michelin? Il quotidiano francese “Le Figaro” ha riportato un’intervista con Pascal Rémy, in cui l’ex ispettore Michelin ha dichiarato che un terzo dei ristoranti “tre stelle” Michelin, in Francia, non sono all’altezza delle loro corone. Secondo Pascal Rémy, da poco licenziato dalla stessa “Michelin”, è “normale e perfettamente umano lasciar cadere i propri rigori e standard di critica dopo anni di lavoro”. Inoltre, Rémy ha dichiarato che su 10.000 ristoranti in Francia, ci sono soltanto 5 ispettori per coprire il territorio e l’enorme lavoro e che dunquealcuni ristoranti non sono stati neanche visitati. Oltre a pubblicare le dichiarazioni di Remy, “Le Figaro” ha chiesto a 10 critici della gastronomia francese di trarre una lista di ristoranti che secondo loro non sono all’altezza delle loro tre stelle. La lista rivela che Relais Bernard Loiseau è tra questi (nel 2003 il proprietario si era suicidato e, secondo molti, la sua morte era legata al fatto che aveva perso una delle sue stelle nella prestigiosa guida, ndr). Altri ristoranti che si trovano sulla “black list” sono Paul Bocuse a Collonges, Philippe Legendre, Le Cinq al George V, Les Crayeres in Champagne, Les Freres Pourcel a Montpellier, e Christian Le Squer a Parigi. In totale, 19 ristoranti furono citati da critici di “Le Monde”, “Libération”, “Bottin Gourmand”, “Le Guide Lebey” e altri illustri quotidiani come non meritevoli delle loro stelle. Secondo Rémy sono i direttori della Guida ad avere l’ultima parola su chi riceve la stella e quante stelle. E la Guida Michelin come si difende? Secondo Francoise Rault, le accuse di Rémy sono tutte false: la squadra francese è costituita da 21 ispettori e 200 in totale in Europa. Rémy ha soltanto cercato di vendicarsi e di gettare fango (per non dire “merde”, una delle parole preferite nella lingua francofona) sulla nobile professione del critico gastronomico e della prestigiosa “Michelin”!

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