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IL TREND NEL BELPAESE

La voglia di frutta e verdura per una sana alimentazione si confronta con il contesto economico

Cso Italy: nel primo trimestre 2026 cresce la spesa (+1%), cala la quantità (-3%). Gli italiani acquistano in Gdo, e scelgono il confezionato e il bio
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Ortofrutta, consumi stabili nel primo trimestre 2026 in Italia

Il ritorno alla frutta e alla verdura come simbolo di un’alimentazione sana e di scelte domestiche più consapevoli si confronta, oggi in Italia, con un contesto economico più complesso: nel primo trimestre 2026 i consumi tengono nei volumi, ma frenano a marzo, secondo l’ultimo report Cso Italy, la cooperativa che aggrega imprese e operatori della filiera ortofrutticola italiana. Tra gennaio e marzo le famiglie italiane hanno acquistato 1,3 milioni di tonnellate di ortofrutta, in linea con il 2025, mentre il valore ha superato i 3,25 miliardi di euro (+1%), segnale di una domanda resiliente, ma sempre più condizionata dall’aumento dei prezzi; un andamento che si inserisce in un quadro più ampio in cui l’ortofrutta resta centrale nei consumi alimentari, arrivando a rappresentare il 23% della spesa food delle famiglie italiane, secondo Ismea. Determinanti, per il bilancio del trimestre, i risultati positivi dei primi due mesi, mentre marzo segna l’inversione: gli acquisti calano del -3% in volume su base annua, fermandosi a 503.000 tonnellate, a fronte di una spesa in crescita a 1,3 miliardi di euro (+1%), sostenuta da un prezzo medio record di 2,60 euro al chilo.
Il rallentamento arriva in uno scenario internazionale complicato, segnato da inflazione persistente, rincari energetici e tensioni geopolitiche, fattori che comprimono il potere d’acquisto, ma non cancellano la crescente attenzione delle famiglie verso un’alimentazione salutare e sostenibile, già evidenziata dalle dinamiche sociali e demografiche che vedono nuclei più piccoli e una forte influenza dei figli nati dopo il 2010 sulle scelte alimentari domestiche.
In questo contesto, il report Cso Italy fotografa un mercato che cambia composizione interna: nel comparto frutta avanzano prodotti capaci di intercettare nuovi stili di consumo come banane (+10%), kiwi (+21%), avocado (+14%), uva da tavola (+47%) e frutti di bosco (+35%), mentre arretra il segmento agrumicolo con arance (-5%), mandarini (-6%) e clementine (-13%), oltre alle fragole (-16%). Anche sul fronte ortaggi emergono segnali contrastanti: crescono carote (+11%), cavoli (+11%), zucche (+25%), radicchi (+34%) e asparagi (+27%), mentre soffrono prodotti storici della Dieta Mediterranea come carciofi (-18%), broccoli (-15%), melanzane (-21%) e pomodori (-8%). Parallelamente, si rafforza il ruolo della grande distribuzione organizzata, con supermercati e discount in crescita delle quote di mercato, mentre prosegue la crisi dei canali tradizionali: mercati ambulanti e rionali registrano un calo del -21% in volume e risultano quasi dimezzati rispetto al 2022 (-48%), e anche negozi specializzati e fruttivendoli segnano una contrazione del -10%. In aumento anche il peso del confezionato, che nel primo trimestre raggiunge il 45% dei volumi, massimo storico che conferma quanto praticità, servizio e semplificazione guidino le scelte di acquisto.
Nel complesso, infine, nonostante il rallentamento di marzo 2026, alcuni segnali restano positivi: il biologico dimostra una buona capacità di tenuta anche in una fase di rallentamento generale dei consumi, con acquisti stabili in volume nel mese e una crescita del +6% in valore, mentre nel primo trimestre raggiunge una quota record dell’11% dei volumi totali di ortofrutta acquistata dalle famiglie italiane.

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