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Mentre la Politica segue i suoi tempi nella formazione dei nuovi Parlamento e Governo, il mondo non si ferma, e la filiera agricola e vinicola hanno bisogno di risposte: dalla Pac all’Ocm vino, dal comitato vini al “decreto consorzi” e non solo ...

Camera e Senato hanno i loro presidenti, domani si costituiranno i gruppi parlamentari, il 3 aprile, dopo Pasqua, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inizierà le consultazioni per la formazione del Governo, che si chiuderanno il 6 aprile. E quale che sia la nuova squadra che guiderà il Paese, e quale che sia il Ministro dell’Agricoltura incaricato, la filiera agroalimentare e del vino hanno tante partite aperte, su cui chi arriverà dovrà mettere immediatamente mano. Su tutte, a livello generale, la trattativa sulla Pac, a livello Ue, che nel bilancio post 2020 rischia di perdere tante risorse, fondamentali per il settore, anche e soprattutto in Italia, dove la filiera agricola è inscindibilmente legata a quella del turismo e alla custodia e tutela di paesaggi e territori.

Ma tanti sono i nodi da sciogliere anche sul fronte specifico del vino. Ci sono le partite europee: la prima, e imminente, è quella sulle nuove regole per le informazioni nutrizionali nelle etichette degli alcolici, vino incluso, dove qualcosa cambierà in ogni caso, che venga accolta o meno la proposta di fornirne buona parte off-label, utilizzando internet e app, in un percorso che è da seguire con grande attenzione anche da parte delle istituzioni.

Ma tanti sono i fronti aperti anche a livello nazionale.
A partire, come scritto dalle rappresentanze della filiera pochi giorni fa, all’ex Premier Gentiloni (che nel frattempo si è dimesso, ndr), dalla nomina del nuovo Comitato Vini, snodo fondamentale tra l’Italia e Bruxelles per le modifiche ai disciplinari di produzione, con oltre 50 Denominazioni del Belpaese in stallo dopo che quello 2015-2017 è decaduto senza che sia stato messo in piedi il nuovo. Altro aspetto da affrontare, quanto prima, quello del decreto per avere accesso agli oltre 100 milioni di euro per la promozione nei Paesi terzi messi a disposizione dall’Ocm Vino che, come ormai da anni, è già in strutturale ritardo, e per la cui gestione, dopo i tanti disagi del passato, servirebbe un cambio di marcia radicale. C’è poi il grande tema dei decreti attuativi del Testo Unico del Vino, approvato a fine 2016, ma il cui lavoro è rimasto sostanzialmente incompiuto, tra decreti ancora da scrivere, e altri bloccati tra le stanze del Ministero e la Conferenza-Stato Regioni.

Tra cui, uno dei più attesi, è il cosiddetto “Decreto Consorzi”, che ridisegnerà il ruolo dei consorzi del vino, e con il quale si spera in una novità che molti chiedono, ma quasi a mezza voce: la possibilità di “gestire l’offerta” o, detto in maniera esplicita, la possibilità di governare, in modo che non vada in contrasto con le leggi sulla libera concorrenza, il prezzo minimo dei vini delle singole denominazioni, in molti casi una delle maggiori criticità all’interno dei territori, anche di quelli più importanti.
Infine, tra i tanti altri importanti aspetti da affrontare, quello della legge sull’enoturismo, il cui quadro normativo è stato approvato proprio in chiusura di 2017, inserito nella Manovra (e che prevede una messa a sistema e con una normativa specifica di tutte le attività ricettive di cantina, come le degustazioni e non solo), seguendo il disegno di Legge di Dario Stefàno ma che, come ovvio, senza decreti attuativi, anche in questo caso, rischia di restare lettera morta.

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