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FOOD

Obiettivo, difendere la biodiversità. Slow Food partner della Convenzione sulla diversità biologica

Oggi il 75% del cibo prodotto per il consumo umano deriva da sole 12 specie vegetali e 5 animali: e il benessere ne risente
BIODIVERSITÀ, SLOW FOOD, Non Solo Vino
Biodiversità: il 75% del cibo prodotto deriva da sole 12 specie vegetali e 5 animali

Obiettivo, difendere la biodiversità. Perché i numeri parlano chiaro: oggi il 75% del cibo prodotto per il consumo umano deriva da sole 12 specie vegetali e 5 animali. E ciò può rivelarsi un problema, non solo dal punto di vista della conservazione della biodiversità ma anche per la salute umana con aspetti legati alla malnutrizione e la sicurezza alimentare. Argomenti che saranno al centro della Convenzione sulla diversità biologica (CBD) che avrà Slow Food come partner per la “Giornata mondiale della biodiversità” che si terrà il 22 maggio. Tema scelto per il 2019 è “Our Biodiversity, Our Food, Our Health”, proprio per sottolineare la stretta interdipendenza esistente tra la biodiversità, i sistemi alimentari e la salute umana, toccando gli aspetti della diversità biologica e culturale più tangibili nella vita quotidiana delle persone.
“La biodiversità non è un lusso, ma una condizione imprescindibile per il nostro benessere”, sottolinea Cristiana Paşca Palmer, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica aggiungendo poi che “è il fondamento alla base dei sistemi alimentari e della nostra salute. Non possiamo permetterci di trascurare la nostra dipendenza dalla natura e dare per scontata l’abbondanza dei suoi frutti”. Della stessa idea è anche Carlo Petrini, presidente di Slow Food.
“La biodiversità dei microrganismi, delle specie animali e vegetali, degli ecosistemi, dei saperi tradizionali, è la nostra garanzia per il futuro perché consente l’adattamento ai cambiamenti climatici e garantisce il benessere delle comunità locali. Il sistema di produzione e distribuzione alimentare globale, che si regge su un modello industriale applicato alla natura, non ha risolto i problemi della fame e della malnutrizione, ma ha anzi prodotto conseguenze devastanti, trasformando l’agricoltura in un’attività di sfruttamento e distruzione degli ambienti naturali. Per questa giornata mondiale, Slow Food chiede ai governi di adottare misure incisive a favore di un modello agroalimentare sostenibile, che rispetti la salute umana e quella ambientale. Agli agricoltori e ai produttori di cibo chiede di impegnarsi per promuoverlo e applicarlo e ai consumatori di sostenerlo con le loro scelte alimentari quotidiane”. Nel 2019 la popolazione mondiale raggiungerà i 7,7 miliardi di persone concentrate, per oltre metà, in zone urbane. Ma anche se l’offerta commerciale è sempre più diversificata, i prodotti che i consumatori acquistano e mangiano sono sempre più omogenei. La semplificazione - ben più che la diversificazione - secondo Slow Food, “è la colonna portante del sistema di produzione alimentare globale e questo è un rischio, sia per la conservazione della biodiversità che per la tutela della salute umana”.
Negli ultimi 100 anni, sottolinea ancora Slow Food, più del 90% delle varietà vegetali sono scomparse dai suoli coltivati, così come la metà delle specie animali domestiche. Lo sfruttamento ittico delle 17 principali zone di pesca del globo attualmente tocca o supera i limiti di sostenibilità e numerose specie ittiche sono vicine alla scomparsa o si sono già estinte. La perdita di copertura forestale, zone umide costiere e altri ambienti selvatici incolti, il degrado dei suoli, la distruzione di ambienti marini e terrestri e la diffusione di specie invasive accentuano l’erosione genetica dell’agro-biodiversità, causata dalla sostituzione delle varietà locali con specie o varietà “migliorate”. In questo modo i sistemi di produzione alimentare locali appaiono a rischio così come quel bagaglio di conoscenze che fanno rima con tradizione. A rischio, spiega Slow Food, ci sono “le diverse culture e competenze dei coltivatori e coltivatrici di piccola scala” con una minaccia anche per la salute umana. L’abbandono di diversi tipi di dieta è direttamente legato a malattie non trasmissibili come il diabete e l’obesità e ha un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali”.
La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite (Cbd), Slow Food e altri partner quali l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni legate ai popoli indigeni (Unpfii), e movimenti internazionali come EAT Foundation e la Food and Land Use Coalition (Folu), stanno lavorando congiuntamente per individuare azioni trasformative nella produzione alimentare globale, tali da poter garantire un futuro sereno per l’umanità e per la natura. La promozione dell’agro-biodiversità e di produzioni alimentari autoctone, stagionali e diversificate “è una misura concreta che, se assunta dai governi, dai coltivatori e dai consumatori, è in grado di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare la qualità dei cibi e della salute e incrementare la sicurezza alimentare”.

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