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ECONOMIA

Pub e locali chiusi, crollano i fatturati dei birrifici artigianali: “serve una riapertura stabile”

Sui social è nata una manifestazione virtuale promossa da Unionbirrai. Il settore ha perso il 60% dei ricavi da somministrazione diretta
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Crollano i ricavi per i birrifici artigianali d'Italia. L'appello di Unionbirrai

“Noi siamo la birra, non lasciateci soli”. Una protesta ad “alto volume” che si diffonde attraverso i social e che vuole accendere i riflettori su una situazione difficile per tante aziende e lavoratori. È quella dei birrifici artigianali che unendo le voci di imprenditori e dipendenti ha dato vita ad una manifestazione virtuale per non far rimanere in ombra questa fare resa complicata dalla pandemia e dalle restrizioni. Ma che è anche, allo stesso tempo, un grido di riscossa per tutti quei numerosi addetti che vogliono ricominciare a lavorare. L’iniziativa social identificata con l’hashtag #noisiamolabirra e promossa da Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti, punta a sottolineare la volontà dei produttori di birra artigianale di riaccendere gli impianti e ripartire con la loro attività, quasi totalmente ferma negli ultimi mesi a causa del blocco del canale Horeca. Non c’è dubbio che soprattutto le chiusure serali di bar, pizzerie e ristoranti abbiano infatti privato il comparto di un giro d’affari importante. I birrifici soffrono e hanno deciso di lanciare un doppio appello: da una parte alle istituzioni, per sottolineare la necessità che si riporti equilibrio nella filiera e nel comparto della ristorazione, dall’altro ai consumatori perché sostengano “la rivoluzione nel bicchiere” scegliendo di bere la birra artigianale italiana.

Le restrizioni dell’ultimo anno stanno infatti mettendo a dura prova un settore che, dalla sua nascita nel 1996, per 25 anni è cresciuto costantemente, diffondendosi su tutto il territorio nazionale, ma che, seppur individuato tra quelli operativi, oggi risente direttamente delle limitazioni sugli esercizi di somministrazione. Tanti sono, infatti, gli impianti totalmente o parzialmente fermi, il cui fatturato in media risulta essere dimezzato nel 2020 rispetto all’anno precedente e quasi il 70% dei birrifici artigianali ha usufruito nell’ultimo anno della cassa integrazione per i propri dipendenti. Rispetto al 2019, inoltre, si aggira intorno al 60% la perdita del fatturato 2020 relativo alla somministrazione diretta dei propri prodotti, per quelle attività che la affiancano alla produzione.

Per questo i birrifici indipendenti hanno scelto di far sentire la loro voce attraverso alcuni video veicolati sui social in cui raccontano la voglia di riaccendere gli impianti e sostenere la necessità di una riapertura stabile e in sicurezza dei pubblici esercizi, anche nelle ore serali, per ridare di conseguenza vita ad un settore il cui mercato di vendita è quasi esclusivamente connotato nei pub e nei ristoranti. Non a caso già da tempo Unionbirrai si batte per uno specifico codice Ateco che differenzi la produzione di birra artigianale da quella industriale, due prodotti per natura estremamente differenti, con l’obiettivo che alla birra artigianale sia riconosciuta la sua caratteristica di prodotto fresco e con elevata deperibilità e che ha nella maggior parte dei casi una shelf life estremamente ridotta a differenza della maggior parte dei prodotti industriali.

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