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COMMERCIO INTERNAZIONALE

Residui chimici, cibi e bevande extra Ue sono sei volte più pericolosi di quelli made in Italy

Lo rivela la Coldiretti. L’Italia chiede di anticipare al 2021 il Rapporto sui livelli di pesticidi nei prodotti importati previsto dalla Pac
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Il Parmigiano Reggiano, prodotto simbolo del cibo made in Italy nel mondo

I cibi e le bevande al di fuori dell’Unione Europea sono sei volte più pericolosi di quelli made in Italy. A rivelarlo è un’analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo rapporto Efsa: il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è del 5,6% sulla media Unione Europea dell’1,3% e ad appena lo 0,9% dell’Italia. Coldiretti sottolinea allora l’importanza della richiesta di Italia, Francia e Spagna di anticipare al 2021 il rapporto sui livelli di pesticidi nei prodotti importati previsto dall’accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac).

“È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute - afferma il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - si tratta di principi da seguire anche nell’ambito degli accordi commerciali internazionali dell’Unione Europea”.
L’agricoltura nazionale si classifica come la più green in Europa con le vendite di pesticidi in Italia crollate di circa un terzo (-32%) nell’ultimo decennio in controtendenza anche rispetto agli altri grandi Paesi produttori come la Spagna e la Germania, dove il consumo di pesticidi cresce, mentre in Francia la riduzione è di poco superiore al 10% (elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat).
Di fronte a questi risultati occorre avanzare anche in Europa nel percorso per la trasparenza sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta che grazie alle battaglie della Coldiretti ha raggiunto in Italia ormai i quattro quinti della spesa (dalla carne al latte, dall’ortofrutta fresca alle conserve di pomodoro, dai formaggi ai salumi) anche se non è ancora possibile conoscere l’origine per prodotti come la frutta trasformata in succhi e marmellate, verdure, legumi in scatola e zucchero.

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