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L’APPELLO

Stretto di Hormuz, il dg Fao Qu Dongyu: “il tempo per evitare conseguenze più gravi sta finendo”

Lo ha detto incontrando a Roma Pedro Sánchez, il Premier spagnolo che promuove il Ministro dell’Agricoltura Luis Planas alla sua successione
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Il Premier spagnolo Pedro Sánchez e il dg Fao Qu Dongyu a Roma

La crescente tensione nello Stretto di Hormuz si configura come un potenziale fattore di instabilità per la sicurezza alimentare globale, aggravando un contesto già segnato da fragilità economiche e geopolitiche. Le difficoltà lungo questo snodo strategico stanno incidendo in modo significativo sui flussi di energia, gas e fertilizzanti, elementi essenziali per la produzione agricola, generando un aumento dei costi, una riduzione della disponibilità di input e il rischio di un calo delle rese nei prossimi cicli colturali. Gli effetti più marcati potrebbero manifestarsi nei mesi a venire, quando molti agricoltori, frenati dai prezzi elevati e dalla scarsità di risorse, potrebbero ridurre semine e fertilizzazione, con conseguenze sulle produzioni del 2026 e del 2027 ed ulteriori pressioni sui mercati, mentre l’inflazione continua a colpire le fasce più vulnerabili della popolazione. È in questo contesto che il dg Fao, Qu Dongyu, ha lanciato un monito netto alla Rome Nutrition Week 2026 (25-28 maggio), evento globale all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura a Roma, dedicato a “Plasmare il futuro dell’azione congiunta sulla nutrizione in un mondo in cambiamento”, affermando che “il tempo per evitare conseguenze più gravi sta finendo”, alla presenza, tra gli altri, del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez, della direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale Cindy McCain e del presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo Alvaro Lario.
Ma in questo scenario si inserisce anche una delicata partita politica per la futura leadership della Fao (come abbiamo raccontato, nei giorni scorsi, su WineNews): la competizione per la guida dell’Agenzia Onu si intreccia con le dinamiche geopolitiche, con il Governo italiano che sostiene la candidatura di Maurizio Martina, attuale vicedirettore generale Fao, mentre la Spagna promuove quella del Ministro dell’Agricoltura Luis Planas, generando tensioni diplomatiche e un confronto crescente nell’Unione Europea, in un contesto che evidenzia la necessità di una strategia comune e mette in luce il legame tra agricoltura, equilibri internazionali e politica.
Ma questa sovrapposizione tra emergenza alimentare e confronto politico, riflette anche il peso crescente della Fao nello scenario globale, chiamata contemporaneamente a contribuire alla gestione di una possibile crisi alimentare e ad affrontare una competizione strategica per la propria leadership. Il quadro complessivo viene descritto come una fase di “profonda fragilità geopolitica ed economica” e come “uno shock sistemico al sistema agroalimentare globale”, con effetti particolarmente pesanti per molti Paesi, soprattutto in Africa e in alcune aree dell’Asia, dove le nuove criticità si sommano a vulnerabilità già esistenti legate a debito, cambiamenti climatici, conflitti e risorse finanziarie limitate. A questi elementi - continua la Fao - si aggiunge il rischio climatico legato a un possibile El Niño intenso (un fenomeno climatico naturale caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale, che altera i normali modelli di vento e pioggia, ndr), capace di amplificare gli squilibri esistenti e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
Da qui, la necessità di intervenire poiché “dobbiamo agire in anticipo prima che i costi umanitari ed economici aumentino”, mentre la finestra per azioni efficaci si sta progressivamente restringendo. L’organizzazione ha già attivato strumenti di supporto tecnico, rafforzato i sistemi di monitoraggio e ampliato il coordinamento internazionale attraverso meccanismi come il sistema di informazione sui mercati agricoli (Amis), accompagnando queste azioni con raccomandazioni rivolte a governi e partner per garantire la continuità dei flussi commerciali ed evitare restrizioni, soprattutto su fertilizzanti e input agricoli, che aggraverebbero le carenze. Parallelamente, cresce l’esigenza di ripensare i modelli produttivi tradizionali, promuovendo strategie più resilienti come l’intercropping (la pratica di coltivare insieme due o più colture nello stesso campo nello stesso periodo, ndr), il miglioramento dell’efficienza dell’azoto e l’adozione di colture meno dipendenti da input sintetici, insieme a misure di sostegno mirate alle popolazioni vulnerabili attraverso strumenti di protezione sociale e interventi nelle aree rurali. Un ruolo decisivo spetta anche alle istituzioni finanziarie internazionali, chiamate a garantire liquidità tempestiva ad agricoltori, filiere e Paesi importatori prima dei prossimi cicli produttivi, evitando ritardi che comprometterebbero la produzione. La crisi ha, inoltre, evidenziato la forte dipendenza dei sistemi agroalimentari da pochi corridoi logistici e da un numero limitato di fornitori di fertilizzanti, rendendo urgente diversificare le infrastrutture, rafforzare l’integrazione commerciale regionale, sviluppare riserve strategiche e promuovere sistemi più resilienti anche dal punto di vista energetico.
Nel corso della settimana, Qu Dongyu ha anche ricordato che “la sicurezza alimentare può essere garantita solo se il cibo nutriente è disponibile, accessibile e sostenibile economicamente, avvertendo che la riduzione della disponibilità di fertilizzanti non influisce soltanto sulla quantità ma anche sulla qualità degli alimenti, riducendo il contenuto proteico e la densità di micronutrienti dei prodotti di base. Il degrado dei suoli, dovuto alla carenza di input, rende, inoltre, più rare e costose frutta e verdura, pilastri di diete sane, rendendo ancora più urgente proteggere l’integrità nutrizionale dei sistemi agroalimentari anche in presenza di shock dell’offerta”. In questo quadro, il dg Fao ha anche ringraziato la Spagna “per il suo ruolo di alleato strategico nella lotta contro fame e malnutrizione e il Premier Sánchez per l’impegno a sostegno del multilateralismo, della trasformazione dei sistemi agroalimentari e dello sviluppo rurale”.

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