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TRA SCIENZA E BUON SENSO

Vino e salute, il dibattito si infiamma, e diventa mediatico, con virologi ed immunologi

Il botta-risposta tra Viola e Bassetti, come in tempo di Covid, tra “l’alcol dannoso tout court”, ed il consumo moderato di vino “che può fare bene”
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Un calice di vino (PH: Saman Taheri via Unsplash)

Calice sì, calice no, vino, alcol, consumo, eccesso, salute, “healt warnig”, benefici, danni, drink che causano i tumori e restringono il cervello, modiche quantità che invece farebbero bene e così via. In questi giorni, il dibattito, sacrosanto, sul tema “alcol e salute”, riacceso prima dal via libera (per tacito assenso) della commissione Ue all’iniziativa dell’Irlanda, che, per legge, inserirà, da quest’anno, sulle bottiglie di tutte le bevande alcoliche avvisi sui rischi per la salute come sui pacchetti di sigarette, poi dal Simposio Assoenologi (di cui vi abbiamo ampiamente raccontato), dove sono state portate sotto i riflettori ricerche scientifiche a sostegno della tesi che un consumo moderato di vino non solo non fa male ma sarebbe anche benefico per certi aspetti, e poi di nuovo infiammato, proprio in queste ore, dalle dichiarazioni della dottoressa Antonella Viola, immunologa e professoressa ordinaria di Patologia Generale nel Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, che, sui media nazionali, a partire dalla trasmissione radiofonica “Mondo Nuovo” di Rai Radio 1, ha sostenuto e continua a sostenere a spada tratta quelle che poi sono le posizioni dell’Oms, ovvero che non esiste un livello di consumo di alcolici che non sia a rischio, e che anche un consumo moderato di alcol “danneggia il cervello e aumenta il rischio di tumori”, perchè sostanza cancerogena. Posizioni sostenute da ricerche e documenti scientifici, così come da ricerche e documenti scientifici sono sostenute quelle contrarie alla demonizzazione dell’alcol e del vino tout court (mentre tutti, indistintamente, ovviamente, condannano l’abuso e l’eccesso”. “Medici e politici che mentono ai cittadini dicendo che l’alcol non fa male dovrebbero vergognarsi!”, rilancia oggi la dottoressa Viola dal suo profilo Facebook ufficiale, con una posizione sostenuta anche, in queste ore, da una nota di Gianni Testino, presidente nazionale della Società Italiana di Alcologia: “l’etanolo e l’acetaldeide contenuti nelle bevande alcoliche (vino, birra e superalcolici) favoriscono il cancro. Per questo motivo è inaccettabile che la polemica sugli effetti legati al consumo di alcol coinvolga medici che, per motivi deontologici ed etici, devono aderire all’evidenza scientifica”.
Di contro, anche oggi sui quotidiani, come sul quotidiano “La Stampa” che, nei giorni scorsi, ha dato voce alle opinioni di Antonella Viola, trova spazio la replica del nutrizionista Giorgio Calabrese, medico dietologo e presidente Comitato Nazionale Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute, che ha ribadito quando detto anche nei giorni scorsi nel Simposio Assoenologi, ovvero che “il vino è un alimento liquido”, e che i suoi benefici, con un consumo moderato, contro malattie cardiovascolari e non solo (come ribadito anche in questo video su WineNews), sono accertati da oltre 236.000 pubblicazioni, e che non è corretto quanto affermato dalla professoressa Viola. A cui, ancora dai social e poi dai giornali, ha risposto un altro volto noto della medicina, diventato famoso per il Covid, come Matteo Bassetti, professore ordinario dell’Università di Genova e Direttore Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino di Genova: “sul vino bisogna dare messaggi corretti e chiari. Specie in Italia. Evitare abuso e consumo in grandi quantità è il messaggio più corretto. Non possiamo paragonare il vino al fumo di sigaretta o all’amianto”, ha scritto il professor Bassetti, che poi ha aggiunto: “Antonella Viola ha detto che il vino rimpicciolisce il cervello ed è paragonabile all’amianto per i suoi danni. Si è definita astemia anche se si concede un calice solo nei ristoranti stellati. Ha raggiunto livelli di scienza elevatissimi. Inarrivabili per chi ama il vino. Cin Cin!”.
Insomma, un botta e risposta tra medici e scienziati, degno dei tempi della pandemia. Su cui è tornata ad intervenire anche Assoenologi, per voce del presidente Riccardo Cotarella: “il Simposio che Assoenologi ha organizzato, a Napoli, nei giorni scorsi, ha visto la partecipazione di medici e scienziati da ogni parte del mondo. Hanno preso parte all’evento con relazioni e ricerche dettagliate che conducono ad un parere unanime e cioè: il consumo moderato e intelligente di vino non può che fare bene alla salute. E sottolineo che questo non viene acclarato da noi enologi che non siamo certo medici, ma da illustri professionisti della medicina e della scienza. È stato ribadito quanto sia importante uno stile di vita sano che trova la sua massima espressione nella famosa dieta mediterranea - patrimonio mondiale dell’Unesco - che prevede, appunto, anche l’uso moderato di vino durante i pasti. Ed è stato ricordato anche il cosiddetto “paradosso francese” vale a dire: nonostante i francesi mangino molti cibi grassi raramente tendono a sviluppare malattie cardiache rispetto ad altre popolazioni e questo sarebbe da attribuire al fatto che consumano vino rosso soprattutto in alcune specifiche aree del Paese Transalpino. Insomma, il Simposio credo che abbia messo un punto definitivo sul tema vino e salute, le relazioni prodotte non lasciano dubbi interpretativi e il messaggio chiaro che è emerso è anche che tutto ciò che mangiamo e beviamo deve essere consumato con moderazione e questo vale sia per l’alcol che per qualsiasi altro alimento. Ma, nelle ultime ore, purtroppo, abbiamo ascoltato una presa di posizione diametralmente opposta a quanto affermato dai medici nel Simposio e così ci ritroviamo con delle affermazioni rilasciate che lasciano sconcerto in chi le ascolta. Non intendo, in qualità di presidente degli enologi italiani, entrare in alcun modo in polemica, ma credo che serva senso di responsabilità prima di sentenziare su un tema tanto delicato quale è la salute umana legata all’assunzione di un alimento. E se certe affermazioni vengono rese ad una trasmissione radiofonica nazionale il senso di responsabilità dovrebbe essere massimo e non lasciare, invece, spazio a - forse - eventuali desideri di ingiustificato protagonismo”. Insomma, un dibattito sempre meno settoriale, e sempre più mediatico, di cui di certo vivremo nuovi capitoli nei prossimi giorni.
Intanto, proprio in queste ore, in un tentativo di smorzare le polemiche, è intervenuto anche il portavoce della Commissione Europea Stefan De Keersmaecker, che, rispondendo ai giornalisti, ha detto: “nessuno è contro il vino, penso che un bicchiere di vino piaccia a tutti, ciò di cui si occupa il Piano per battere il cancro è il consumo dannoso di alcol, che è una preoccupazione di salute pubblica”. Il Piano Ue, ha ricordato il portavoce, prevede una riduzione del consumo dannoso di alcol “di almeno il 10% entro il 2025”. Sul regolamento irlandese, che prevede messaggi sugli effetti dell’alcol sulla salute in etichetta, “è una norma tecnica che contiene i dettagli di un provvedimento già adottato nel 2018, la Commissione non ha fatto commenti e in assenza di una opinione negativa non deve più intervenire sul tema”, ha aggiunto il portavoce Ue. “L’etichettatura - ha proseguito - è un argomento molto importante. Ed abbiamo già annunciato nella “Strategia Farm to Fork” e nel Piano per battere il cancro che lavoriamo ad una revisione delle norme Ue in materia, per rendere i consumatori capaci di fare scelte informate su alimenti sostenibili e salutari. Su questo aspetto - ha concluso De Keersmaecker - una valutazione di impatto è in preparazione, e il lavoro tecnico è in corso”.

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