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VINO E RISTORAZIONE

Qualità e food pairing, il vino italiano leader nelle wine list dei ristoranti di tutto il mondo

Nei trend di “Wine Business Solutions” il sorpasso dell’Italia sulla Francia. In Cina il prezzo medio più alto: 234 dollari a bottiglia
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Vino al Ristorante

Per quanto globale, ogni mercato quando si tratta di consumi di vino si muove in maniera e su livelli di spesa media assai diverso. Ad esempio, oggi il mercato cinese è in assoluto il più brand oriented del pianeta, e di motivazioni ce ne sono una miriade, ma ciò che salta all’occhio entrando in un qualsiasi ristorante di un certo livello in Cina è che in carta troviamo sempre i marchi più iconici del vino mondiale, e nonostante i cambiamenti vissuti dal Paese negli ultimi anni le prospettive di mercato restano estremamente buone. Specularmente alla Cina, nel 20% il liste dei vini del Regno Unito, che rappresentano grosso modo il 40% dei volumi dell’on-premise, sono ad un livello di prezzo e di qualità che semplicemente non esiste nelle wine list di nessun altro mercato. Così, come emerge dall’analisi di “Wine Business Solutions” su decine di migliaia di ristoranti nei sei mercati più grandi del mondo (Gran Bretagna, Cina, Canada, Usa, Germania ed Australia), nei ristoranti Uk c’è il prezzo medio a bottiglia più basso tra i principali mercati di consumi del vino (44,74 dollari), il prezzo medio più alto è in Cina (233,94 dollari a bottiglia), ed in mezzo, nell’ordine, troviamo Canada (50,64 dollari), Australia (54,77 dollari), Germania (61,25 dollari) e Stati Uniti (74,63 dollari). A pesare, senza dubbio, sono anche dazi e tasse, in Gran Bretagna come in tutto il mondo, aspetto che, in futuro, potrebbe riflettersi negativamente sul mercato globale del vino.
Ma dove stanno andando i mercati più maturi? Sette anni fa, Wine Business Solution aveva previsto uno spostamento dei consumi verso le etichette con un grande bagaglio storico, aspetto che ha spinto il vino italiano persino oltre le aspettative: oggi rappresenta il 24,1% dell’offerta delle wine list Uk (+19% sul 2015), poco dietro ai francesi, con una quota del 28,8%, ma in calo (-2%). In Canada, invece, la crescita è stata così sostenuta (+44% dal 2013) che oggi le etichette italiane rappresentano il 27% dei vini in lista al ristorante, al primo posto, con la Francia, superata di slancio, crollata ad una quota del 17,7% (-11,6%). Nei ristoranti Usa, al vertice ci sono le etichette nazionali, con una quota del 40,2%, in calo del -15% sul 2017, mentre i vini del Belpaese rappresentano il 26,1% dell’offerta enoica (+50% sul 2017), e quelli francesi il 12,2% (-20% sul 2017). In Australia invece i vini italiani arrivano dopo quelli di South Australia (29,7%) e Victoria (14%), con una quota nelle wine list dei ristoranti del 10,7% (+32% sul 2017), superando la Francia, al 10,1% (-9%). Infine, la Germania, dove le etichette tricolore, con una quota del 33%, hanno superato persino quelle di casa - al 31% - con i vini francesi al 17%.
Insomma, l’Italia è la protagonista assoluta dei cambiamenti delle carte dei vini dei ristoranti in giro per il mondo, ed il merito non è, come si potrebbe facilmente presupporre, di Prosecco e Pinot Grigio. In carta si trovano vini da ogni Regione, e l’aspetto più importante è forse quello stilistico, che risponde appieno a ciò che cercano i ristoratori: vini che ben si accompagnano con il cibo, bianchi interessanti e rossi gustosi, eleganti e di medio corpo. C’è stata sicuramente una crescita qualitativa in Italia, e l’aspetto evocativo del Belpaese ha sicuramente giocato un ruolo importante. Ma molto è cambiato anche nel mondo della ristorazione, che nell’ultimo decennio ha dovuto fare i conti con un mercato sempre più concentrato e con consumatori sempre più attenti e consapevoli: così, l’orizzonte si è allargato, sia ai vini del Nuovo Mondo che ai territori meno noti del Belpaese. Il mercato, così, diventa via via più sofisticato, ma sul solco di quanto emerso dai Global Trends 2020 di Wine Intelligence, questo non ha portato ad una maggiore conoscenza da parte dei consumatori, che oggi si affidano ai consigli e sommelier ancora più di ieri.
Si potrebbe pensare, quindi, che ad una maggiore sofisticatezza dell’offerta corrisponda una crescita della spesa media. Ma non è così evidente, se non in Canada. Quello che succede, invece, e che è ben rappresentato dall’andamento nella ristorazione Usa, è che il prezzo “giusto”, che mette d’accordo più o meno tutti i consumatori, è ancora di 40 dollari a bottiglia, esattamente come nel 2016. Cresce invece l’offerta di etichette a price point leggermente più alti: il 4,3% dei vini è in carta a 40 dollari (erano il 3,3% nel 2016), il 4% a 48 dollari (dal 2,5% del 2016), il 3,5% a 60 dollari (dal 2% del 2016).

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