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BILANCIO

Borgogna e Champagne guidano la crescita del Liv-ex nel primo trimestre 2022

Il Fine Wine 1000 cresce del +7,3%, ma anche il mercato secondario dei fine wine deve fare i conti con il contesto sociale ed economico globale
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Il primo trimestre 2022 del Liv-ex

Il 2022 del mercato dei fine wine riparte esattamente da dove si era interrotto il 2021, sostenuto dalla buona annata 2020 in Borgogna, con gli indici principali del Liv-ex, il Fine Wine 100 ed il Fine Wine 1000 in crescita, rispettivamente del +1,9% e del +3,5% nel primo mese dell’anno. Il mercato ha mostrato quindi segnali di rallentamento a febbraio, con la crescita minore registrata da maggio 2020, per recuperare poi a marzo, fino a chiudere il primo trimestre con tutti gli indici principali in crescita: Fine Wine 50 (+2,3%), Fine Wine 100 (+2,9%) e Fine Wine 1000 (+7,3%), che segna la performance più sorprendente grazie alle griffe di Borgogna e Champagne, come racconta il “The fine wine market Q1 2022”, il bilancio ragionato del mercato secondario dei fine wine, nelprimo trimestre 2022, firmato dal Liv-ex.

È sempre più evidente, però, come il mercato dei vini di pregio non possa essere analizzato senza prendere in considerazione il contesto economico e sociale globale. L’aumento dell’inflazione, e dei tassi di interesse era già alle porte alla fine del 2021, l’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio ha accelerato i tempi, portando con sé aumenti sul fronte dell’energia e delle materie prime, e mettendo ancora più in difficoltà la catene di approvvigionamento. Oltre alla guerra in Europa e all’aumento del costo della vita, c’è poi il rapido peggioramento della situazione Covid in Cina, uno dei mercati principali per i fine wine, dove i nuovi lockdown hanno trasformato ancora una volta le megalopoli del Paese in città fantasma. Nubi dense, ma che, almeno per ora, non hanno portato precipitazioni sul mercato del vino da investimento, che conserva tutti i suoi vantaggi rispetto ai titoli finanziari tradizionali, perché sottosta a dinamiche molto più dilatate nel tempo e garantisce ancora una bassissima volatilità. Pur restando stabile, negli ultimi 3 mesi il Liv-ex Fine Wine 50 ha così fatto meglio dei principali indici azionari, come FTSE100 e Dow Jones.

La domanda, comunque, è legata principalmente al prezzo, per questo motivo dopo il voto sulla Brexit, nel 2016, quando la sterlina subì cali importanti, gli acquisti si concentravano fuori dal Regno Unito. Anche in questo primo trimestre del 2022 la sterlina ha perso qualcosa, almeno nel confronto con il dollaro, rendendo più appetibili i fine wine agli investitori Usa, dove la domanda, per motivi squisitamente geografici ed economici, non soffre gli effetti della guerra in Ucraina, come accade invece per l’Europa, ed i vantaggi sono anche per i Paesi che hanno valute collegate al dollaro, come Singapore e Hong Kong, mentre la debolezza dello yen ha portato a un raffreddamento della domanda.

Come accennato, Borgogna e Champagne, come alla fine del 2021, continuano a guidare la performance del Liv-ex 1000, con una crescita, nei primi tre mesi del 2022, rispettivamente del +14,6% e del +9,6%. Negli ultimi 12 mesi, lo Champagne 50 ha garantito i profitti maggiori, ma l’ultimo trimestre premia il Burgundy 150, con il Rest of the World 60 segnato dall’ottima performance dei vini della Napa Valley, a partire da Screaming Eagle. Nella top tem delle etichette più scambiate nel primo trimestre 2022, il dominio della Borgogna è ancora più evidente, con 9 etichette su 10, ed una sola del Rodano: Domaine Leflaive Batard-Montrachet, Domaine Bonneau du Martray Corton-Charlemagne, Domaine de la Romanée-Conti Grands Echezeaux, Domaine Armand Rousseua Chambertin, Domaine Georges Roumier Bonnes Mares, Joseph Drouhin Montrachet Marquis de Laguiche, Bouchard Pere e Fils Montrachet, Domaine Comte George de Vogue Muisigny Cuvée Vieilles Vignes, Domaine Jean Louis Chave Hermitage (Rodano) e Clos de Tart.

Borgogna e Champagne hanno continuato a detenere importanti quote del mercato secondario: il 25% per la Borgogna e l’11,5% per lo Champagne, mentre Bordeaux ha continuato a guidare il commercio complessivo, con una quota del 32,8%, al di sotto della sua attività nel primo trimestre del 2021 (36,1%). La California, che vale il 7,9% del mercato, supera la Toscana, al 7,1%, seguita dal Piemonte (6,3%). Già nel 2021, in effetti, lo Champagne aveva superato la Toscana, che aveva vissuto un 2020 a dir poco eccezionale: la fine dei super dazi Usa sui vini francesi ha invece contribuito all’ulteriore crescita della Borgogna. In termini di giro d’affari, le prime sei etichette più scambiate nel primo trimestre 2022 sono Luois Roederer Cristal 2008, 2013 e 2014, Dom Perignon 2012, Screaming Eagle Oakville Sauvignon Blanc 2018 e Petrus 2000. A livello di volumi, al top il Daou Paso Robles Discovey Cabernet Sauvignon 2018, Billecart-Salmone, Chateau Les Carmes Haut-Brion Pessac-Léognan 2017, Dom Perignon 2012, E. Guigal Condrieu La Doriane, Domaine de la Janasse Chateauneuf-du-Pape.

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