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INVESTIMENTI

Il Gruppo Bollinger cresce in Borgogna: definito l’acquisto di Château d’Etroyes

50 ettari vitati (quotati, nel 2020, 110.000 euro ad ettaro) nella Côte Chalonnaise, dove si producono le Aoc Mercurey e Rully
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Château d’Etroyes, in Borgogna (credit: Nicolas KRIEF)

La Francia del vino, che pure nel 2022 ha messo a segno l’ennesimo record dei fatturati, trainata dai mercati esteri, viaggia su due binari ben distinti. Da un lato, c’è Bordeaux, che, da mesi, tratta con il Governo un piano per ridurre in modo sostanziale il proprio potenziale produttivo, ormai spropositato rispetto alle richieste del mercato; dall’altro, la Borgogna, che vive una crescita inarrestabile, capace di far volare i prezzi di ognuna della sue denominazioni. E, di conseguenza, di catalizzare l’interesse degli investitori. Come il Gruppo Bollinger, che oltre alle due griffe dello Champagne (Bollinger e Ayala) è presente nella Loira (con i Crémant di Langlois), in Oregon (Ponzi Vineyards, acquistata nel 2021), a Sancerre (Hubert Brochard, appena un mese fa), in Cognac (Delamain) e, appunto, in Borgogna, con i 43 ettari di Chanson, a Beaune, per un totale di 387 ettari vitati, di cui il 65% certificati bio. Proprietà a cui se ne affianca adesso un’altra: i 50 ettari vitati di Château d’Etroyes, nella Côte Chalonnaise, dove si producono le Aoc Mercurey e Rully. 

Non è stato reso noto il prezzo, ma stando alle quotazioni del 2020 di Safer (Fédération Nationale des Sociétés d’Aménagement Foncier et d’Établissement Rural), ossia gli ultimi disponibili, un ettaro a Mercurey e Rully vale in media 110.000 euro, ben distante dai grand cru di Borgogna, che hanno raggiunto ormai un prezzo medio superiore ai 7 milioni di euro ad ettaro. Si tratterebbe quindi di un investimento assolutamente sostenibile, ma anche e soprattutto di prospettiva, perché, nel solco dell’ormai irraggiungibile Côte d’Or, un po’ tutte le denominazioni della Borgogna stanno raggiungendo quotazioni importanti, e il mercato non sembra avere alcuna intenzione di rallentare.

Nei piani di Bollinger, inoltre, c’è la volontà di convertire Château d’Etroyes alla gestione biologica, ed ottenere, nel giro di cinque anni, la certificazione.

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