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IN VISTA DELLE ELEZIONI

I numeri del vino francese “pesano” nonostante la crisi: l’appello ai comuni per scrivere il futuro

Report Vin & Société: 92 miliardi di fatturato annuo e un “sentiment” positivo. E la Cnaoc propone un “Patto” ai prossimi sindaci francesi

Un valore aggiunto di 32 miliardi di euro, ossia l’1,4% del Pil francese, una filiera che garantisce 440.000 posti di lavoro (il 2% del totale nazionale), per un fatturato annuo di 92 miliardi di euro, 6,4 miliardi di euro di entrate fiscali per le finanze pubbliche, ed il terzo settore (inglobando anche gli spirits) di esportazione del Paese, tanto che il 40% della produzione è destinata all’estero. Ed ancora, 12 milioni di enoturisti tra i quali, 1 su 3, a livello internazionale, dice che il vino è determinante nella scelta di venire in Francia. Un patrimonio che conta 734.000 ettari di vigneti, l’11% del vigneto mondiale, e 59.000 aziende vinicole che operano sul territorio. Sono i numeri della filiera del vino francese (la n. 1 al mondo in valore, ndr) illustrati nel report 2026 da Vin & Société, associazione che rappresenta i 440.000 attori della filiera vitivinicola (produzione e commercio) per promuovere, in Francia e all’estero, una ricchezza chiamata vino. Una risorsa strategica per l’economia e l’identità transalpina, ma che non sta, ultimamente, vivendo una “grandeur”, come raccontato più volte da WineNews, tra vigneti estirpati, proteste e consumi in calo, come dimostrano anche le statistiche, in ribasso, dell’export 2025.
Il report di Vin & Société ha evidenziato che i consumi di vino sono scesi del -77% dal 1960 e del -41% dal 2000, un’emorragia che si evince anche dal fatto che 9 francesi su 10 consumano meno di 10 bicchieri di bevande alcoliche a settimana e 8 su 10 non arrivano a 2 bicchieri nei giorni in cui decidono di bere alcolici. Segnali di un consumo più moderato trainato dalle generazioni più giovani, considerato che viene segnalato un -40% di consumo eccessivo di alcol tra i diciassettenni nel periodo compreso dal 2011 al 2022 con la percentuale di diciassettenni “astemi” che è quadruplicata in vent’anni. E questo nonostante che, per il 94% dei francesi, il vino fa parte dell’identità culturale della Francia, l’84% sostenga che faccia parte dell’arte di vivere alla francese, il 92% sia convinto che il vino riesca a trasmettere un’immagine positiva della Francia nel mondo e il 92% lo consideri importante nel contribuire all’attrattività turistica dei territori. Una percezione positiva che tocca anche la produzione, per il 74% dei francesi la filiera viene, infatti, vista come “artigianale” e per il 75% è rispettosa dell’ambiente. Un’immagine positiva che, però, deve fare i conti con un eccesso di produzione, con le scelte dei consumatori che cambiano, di un mercato sempre meno stabile e condizionato dalle tensioni internazionali.
Un futuro tutto da scrivere per uno scenario complesso che è stato al centro dell’iniziativa della Cnaoc (Confédération Nationale des Producteurs de Vins et Eaux-de-vie de vin à the Appellation d’Origine Contrôlée), la “Maison de Vignerons”, che ha presentato al Congresso dei Sindaci (tenutosi lo scorso 19 novembre a Parigi), l’iniziativa, ovvero un patto articolato per la filiera, intrapresa dalle 386 Aoc francesi in vista delle elezioni comunali del 15 e 22 marzo, dove i temi del vino e del territorio agricolo sono finiti al centro del dibattito. E questo anche perché, come ha sottolineato Jérôme Bauer, viticoltore alsaziano e presidente della Cnaoc, le Denominazioni di Origine sono molto più di un pilastro delle comunità locali: strutturano lo sviluppo, l’economia e l’identità dei terroir in oltre 20.000 comuni francesi (il 65% dei vigneti francesi è Aoc). E, di fronte alle crescenti sfide, Bauer ha sottolineato la necessità di un rinnovato dialogo tra rappresentanti eletti e viticoltori. Una svolta e un progetto per il futuro che è stato delineato in un documento, ovvero il Patto per le regioni vitivinicole, sviluppato dal Cnaoc con la partecipazione di tutte le 18 Federazioni regionali Aoc e le 386 Aoc vinicole. Dieci i punti illustrati ai futuri sindaci che vanno a costituire il Patto: si va dalla richiesta di rafforzare gli Organisme de Défense et de Gestion (Odg), realtà che rappresentano tutti i professionisti dell’area di produzione, per contribuire all’elaborazione di documenti di pianificazione urbanistica e fornire un parere sui progetti relativi ai vigneti che hanno un impatto sulla Aoc alla sensibilizzazione sull’importanza delle cosiddette “Stecal” (aree specifiche identificate all’interno del Piano Urbanistico di un comune, situate in zone solitamente non edificabili come quelle agricole e che di fatto rappresentano un’eccezione alla regola generale che vieta di costruire ndr), per promuovere lo sviluppo di attività economiche ed enoturistiche nel cuore dei vigneti. Ed ancora, il suggerimento ai comuni di attuare la Zona agricola protetta (Zone agricole protégée - Zap) per salvaguardare i vigneti dallo sviluppo edilizio e dall’espansione urbana; il tenere conto dell’impatto dei cambiamenti climatici nel rapporto di convivenza tra attività agricola (e quindi i rumori prodotti) e nuovi residenti. E poi le proposte per l’enoturismo, alla luce del fatto che “un terzo dei 100 milioni di turisti stranieri cita il vino come motivazione nella scelta delle proprie vacanze” in Francia. Tra le richieste c’è quella di una partecipazione alla strutturazione di un’offerta enoturistica globalizzata, un accesso più agevole alle zone rurali per non frenare il loro sviluppo, il supportare le aziende vitivinicole, attraverso gli enti locali, ad ottenere la certificazione di destinazioni enoturistiche di alta qualità “Vignobles & Découvertes”, semplificare l’assegnazione di licenze per la vendita di alcolici nelle aree rurali, stabilire un quadro normativo chiaro per i professionisti per la consumazione durante le visite nei siti produttivi.
“Questo Patto - sostiene Bauer - rappresenta un metodo di lavoro comune tra i rappresentanti eletti e la filiera, per preservare i nostri terroir, rivitalizzare i nostri villaggi e rafforzare il legame tra viticoltura, cultura e turismo”. Partendo dal presupposto che la viticoltura Aoc è un motore economico, sociale e culturale che non può essere sostenuto senza una stretta collaborazione con le comunità locali, Jérôme Bauer ha sottolineato che la designazione Aoc, “non è un vincolo, ma uno strumento di pianificazione territoriale” e che i sindaci sono “attori essenziali nel promuovere una coesistenza armoniosa all’interno della filiera vitivinicola: pianificazione urbana collaborativa, gestione del vicinato, mobilità, occupazione stagionale, sostegno al turismo, promozione del consumo responsabile durante tutto l’anno e segnaletica”.

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