Ancora una volta, la regione della Champagne è alle prese con le gelate tardive primaverili. Tanto che, in questi ultimi giorni, il 38% dei vigneti è rimasto danneggiato, facendo addirittura del 2026 il peggior anno nella storia per perdita del raccolto dopo il 2003, quando i danni registrati arrivarono fino al 45%. A renderlo noto è il Comité Champagne, l’organizzazione interprofessionale della filiera che coinvolge 16.200 vignerons, 390 maison e 125 cooperative, lamentando più dell’avversità meteorologica, il cambiamento climatico: il caldo anomalo dei giorni precedenti ha, infatti, anticipato di 15-20 giorni la crescita del ciclo vegetativo della vite rispetto alla norma, così le gelate hanno creato più danni del solito. Seppur a macchia di leopardo, dal momento che ci sono territori più colpiti di altri, ma come nell’Aisne, dove si registra una perdita del raccolto media addirittura tra il 65-85%, nella Vallèe dell’Ardre (65%), nella Côte des Bar (55-65%), nella Vallèe della Marne (50%) e nel Massiccio di San Thierry (40%), mentre è andata meglio per Petit Morin, Perthois e Trépail dove i danni variano dal 20% al 30%, e in altre zone dove il bilancio è “solo” tra il 5% e il 15%. Il Comité Champagne fa sapere, inoltre, che a maggio verrà effettuato un aggiornamento delle stime, chiarendo che “è comunque troppo presto per valutare le conseguenze sulla vendemmia in termini di perdite, dato che il ciclo della vite non è concluso e le condizioni climatiche dei prossimi mesi avranno anch’esse un ruolo importante fino alla raccolta”, fermo restando il rischio di ulteriori gelate nelle prossime settimane.
Ma c’è anche un altro tema collegato, secondo Sébastien Debuisson, direttore team tecnico Comité Champagne, ovvero l’aumento dell’età delle viti che ridurrà ulteriormente il potenziale di coltura del 2026: “queste piante si sono sviluppate negli Anni Novanta quando le gelate colpirono il 30-35% del raccolto, ma riuscimmo comunque a raccogliere tra 9.000 e 10.000 kg per ettaro - racconta a “Vitisphere” - nel 2003, quando l’età media della vite era di 20 anni, si raggiunsero i 7.500 kg per ettaro. Ma stavolta le viti hanno 36 anni e quindi le rese sono destinate ad essere ancora inferiori”.
In ogni caso i produttori potranno, comunque, attingere alla propria “réserve individuelle”, una delle peculiarità del disciplinare della Aoc Champagne che autorizza i vignerons a tenere in cantina una riserva di vino base non ancora spumantizzato da utilizzare per compensare proprio le annate più sfortunate: “in media questa riserva è di 7.200 kg per ettaro - spiega Maxime Toubard, presidente Syndicat Général des Vignerons de la Champagne - tuttavia, metà dei viticoltori dell’Aube detiene riserve inferiori a 5.000 kg per ettaro”.
Prospettive non proprio positive per le bollicine più rinomate al mondo che già nel 2025 hanno visto il loro export chiudere in calo per il terzo anno consecutivo, con 266 milioni di bottiglie: escludendo il 2020, anno della crisi sanitaria legata al Covid-19 (dove furono spedite nel mondo 244 milioni di bottiglie), si tratta del livello più basso dal 2001 quando le unità salpate per l’estero furono 263 milioni.
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