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VINO & COLLEZIONISMO ONLINE

“Barometro iDealwine” 2025: il mercato delle aste di vino cresce ancora, ma cala il prezzo medio

L’Italia aumenta in valore e i suoi fine wines rappresentano il 51% delle vendite di non francesi. Del Sassicaia 1985 il prezzo più alto (2.629 euro)
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“Barometro iDealwine” 2025, aste online in crescita, ma cala il prezzo medio

In netto contrasto con la tendenza globale che vede un calo nel consumo delle bevande alcoliche, il mercato delle aste di vini pregiati continua a crescere anche nel 2025. Almeno secondo il Barometro annuale di iDealwine, leader mondiale delle aste di vini online e prima casa d’aste in Francia per la vendita all’incanto di vini e distillati di prestigio, che ha pubblicato il suo report annuale contenente un’analisi dettagliata sul mercato dei fine wines (che dopo un periodo di flessione guardano con maggiore fiducia al 2026, guardando gli indici del Liv-Ex analizzati da WineNews) e sulle loro principali tendenze all’asta. Nel 2025 iDealwine ha venduto oltre 300.000 bottiglie segnando il +18,5% a volume e il +9% a valore per un totale di 42,4 milioni di euro, con l’unico dato in flessione che riguarda il prezzo medio della bottiglia: 137 euro (-8%).
La griffe più scambiata è stata Domaine de la Romanée-Conti, icona della Borgogna (514.000 bottiglie per 1,9 milioni di euro), mentre il lotto più costoso è stato appannaggio di Bordeaux e ha riguardato quello contenente una jeroboam (3 litri) di Petrus 2010 battuta a 27.043 euro, con la bottiglia più cara che è stata, invece, un Musigny Grand Cru 2006 del Domaine Leroy passato di mano per 25.416 euro. Per quanto riguarda l’Italia - i cui fine wines nel 2025 hanno rappresentato il 51% dei vini non francesi venduti all’asta, con oltre 10.000 bottiglie aggiudicate (+33%), un valore totale che sfiora il milione di euro (+37%) e con un prezzo medio di 96 euro (+2%) - la bottiglia record è stata un Sassicaia 1985 di Tenuta San Guido aggiudicato a 2.629 euro.
Venendo ai trend, i rossi si confermano la categoria di vino più amata dai collezionisti (rappresentano il 72% dei volumi scambiati e il 71,4% del valore), ma ormai da qualche anno anche la percentuale dei bianchi presenti all’asta è in progressivo aumento (nel 2025 hanno coperto il 20% dei volumi scambiati). Ed anche la ricerca - all’interno dei cataloghi - delle vecchie annate, secondo il Barometro di iDealwine, sta venendo un po’ meno: perché se è vero che il 55% dei vini venduti nelle aste del 2025 possedevano più di 10 anni, è altresì vero che rispetto al 2024 questa categoria ha perso il -14%, segnalando, dunque, una propensione da parte degli offerenti ad acquistare annate più giovani. Ancora più curioso è, invece, un marcato interesse per i vini biologici e biodinamici: nelle aste 2025 hanno rappresentato ben il 30% dei volumi e il 36% del valore.
Più paradigmatica la questione, invece, aprendo la finestra sull’Italia, per la quale, a dominare le classifiche, sono stati i rossi (95% dei volumi e 97% del valore totale scambiato) e vecchie annate (nel 2025 il 41% delle bottiglie aggiudicate aveva più di 20 anni e il 24% si colloca nella fascia tra il 2006 e il 2015): il che conferma, secondo iDealwine, quanto i collezionisti siano consapevoli delle capacità di invecchiamento dei grandi vini italiani.
Tornando su una dimensione globale, è la Borgogna la regione vinicola più scambiata in valore (41,3%), ma non in volume, dove il primato spetta di Bordeaux (34%): in Borgogna il prezzo medio per una bottiglia è, infatti, di 212 euro (seppur in flessione del -15% sul 2024). Il podio resta, comunque, invariato sul 2024 con il Rodano sul terzo gradino sia in valore che volume, e dove prevalgono le annate giovani (49% del totale) e produttori come Emmanuel Reynaud (4.813 bottiglie aggiudicate per un valore che oltrepassa il milione di euro). Queste tre regioni rappresentano il 72% del totale aggiudicato seppur, in termini di volumi, abbiano perso ben 10 punti nell’arco di 10 anni. Un dato da non interpretare, secondo il Barometro, come un interesse minore, ma, semmai, per una maggiore ricerca per altre regioni di produzione come Jura, Loira, Beaujolais, Alsazia o Corsica. Poi la patria delle bollicine più rinomate al mondo: la Champagne è quarta in valore (+21%) con un prezzo medio di 201 euro, (+16%) e quinta in volume. Del resto, sono proprio le grandi maison le vere protagoniste con 13 tenute di Champagne tra i 20 produttori più ricercati in totale. Quinto posto per la Jura che prosegue nel suo exploit in volume (+10%) e valore (+7%) registrando, tuttavia, una leggera flessione per il prezzo medio per bottiglia (116 euro, -3 %), ma che rimane, comunque, il valore più alto dopo Borgogna, Champagne e Bordeaux.
E nell’Italia dove a performare meglio sono rossi e annate mature non sorprende, dunque, che, ancora una volta, siano Piemonte e Toscana le regioni tricolore più scambiate: la prima conserva il primato in termini di volume con il 60%, mentre la seconda registra il 21%. Al contempo si fanno strada i vini di Veneto, Abruzzo e Sicilia.Nella classifica delle tenute più quotate dell’anno si concentra il 55% del valore totale scambiato e ben 14 posizioni su 20 sono occupate da produttori piemontesi con in cima Giovan Battista Burlotto (per un totale di 54.000 euro), seguito da Giacomo Conterno, Giuseppe Rinaldi, Bartolo Mascarello, Angelo Gaja e Roberto Voerzio. Eppure nella top 20 dei vini più ricercati è la Toscana a farla da protagonista con il mito di Bolgheri, il Sassicaia di Tenuta San Guido, a brillare, ma anche il Brunello di Montalcino con Soldera, Biondi-Santi e Stella di Campalto, l’Ornellaia di Tenute dell’Ornellaia (Gruppo Frescobaldi) e l’Igt Toscana di Montevertine. Mentre torna in classifica tra i top 20 produttori italiani dopo quattro anni di assenza Emidio Pepe, vignaiolo-simbolo d’Abruzzo, in una lista che vede anche vignerons del calibro di Quintarelli e Bertani per quanto riguarda la Valpolicella e Frank Cornellissen come riferimento per l’Etna.

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