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RIFORMA EPOCALE

Gran Bretagna, come cambia il sistema di tassazione degli alcolici: brinda il Prosecco, non i rossi

Il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak: “imposte in base al grado alcolico, giù per spumanti e birra alla spina, su per i vini fortificati”

Il sistema di tassazione degli alcolici in Gran Bretagna è da anni al centro di critiche e richieste di revisione. Considerato da più parti obsoleto, e generalmente iniquo per tutti, è destinato a cambiare radicalmente volto. Nel suo intervento al dibattito sul budget autunnale, il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha annunciato una revisione del sistema che regolamenta le imposte sulle bevande alcoliche, definito “obsoleto”. A beneficiarne dovrebbero essere principalmente gli spumanti (dal Prosecco allo Champagne, dal Cava alle produzioni nazionali di Galles e Sussex), su cui oggi grava un’imposta del 28%, figlia di un’epoca in cui spumante voleva dire Champagne, ossia un consumo essenzialmente elitario. “I vini spumanti pagheranno le stesse tasse dei vini fermi con lo stesso grado alcolico”, ha spiegato Rishi Sunak. Non sono ancora stati resi noti i dettagli, ma si tratterebbe della revisione più radicale dell’ultimo secolo, che poggerà su un principio cardine: più alto è il grado alcolico, maggiore sarà l’imposta, e viceversa.

“Il nostro sistema di imposte sull’alcol è obsoleto, complesso e pieno di anomalie storiche”, ha detto il Cancelliere Sunak, spiegando in un video postato su Twitter le linee guida della riforma. Gli scaglioni passeranno da 15 a 6, seguendo - come detto - il principio per cui più gradi comportano tasse più alte, il che vuol dire un incremento, ad esempio, per i vini fortificati, che attualmente pagano meno tasse di quanto ci si aspetterebbe. Al contempo, tante altre bevande alcoliche, come gli spumanti, i rosati, i sidri, le birre e molti vini a bassa gradazione, sono destinati a pagare meno tasse. Su una bottiglia di Prosecco a 11 gradi, ad esempio, il taglio sarà di 87 pence, ma su un rosso da 13,5 gradi si pagheranno 47 pence in più, che diventano 51 pence per un vino fortificato da 17,5 gradi e 1,09 sterline per un vino fortificato che superi i 20 gradi.

Inoltre, sono previsti sgravi fiscali per i nuovi produttori artigianali, di birra, vino e sidro. E ancora, la riforma prevede la radicale semplificazione del sistema di registrazione dei pagamenti delle imposte. Al quarto punto, un principio a suo modo rivoluzionario: il sistema di tassazione rifletterà i trend di consumo, così che, come anticipato, su una bottiglia di spumante inglese si pagheranno 64 pence di tasse in meno rispetto a quanto si paga oggi. L’ultimo punto riguarda la birra alla spina, che concorre per il 75% dei fatturati dei pub, su cui ci sarà un taglio lineare delle imposte del 5%, che porterà ad un taglio di 3 pence a pinta, il taglio maggiore mai visto. “La riforma - conclude nel suo video il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak - entrerà in vigore a febbraio 2023, ma per aiutare l’industria degli alcolici abbiamo deciso di rottamare gli aumenti delle imposte previsti per scotch whiskey, vino, sidro e birra”.

Una risposta importante, che verrà resa definitiva nel prossimo bilancio (“budget”), e che risponde ad una situazione che, per quanto storicizzata, ha sempre visto la Gran Bretagna come uno dei Paesi più tartassati al mondo quando si parla di alcolici. Ad inizio ottobre la Wine and Spirits Trade Association, in audizione nel dibattito sul bilancio, aveva lanciato l’allarme sottolineando come, in un solo anno, il prezzo medio di una bottiglia di vino sia cresciuto di 18 pence, a 6 sterline a bottiglia, e quello del gin di ben 22 pence. Su una bottiglia di vino da 6 sterline, il 55% del prezzo è costituito da tasse, e questo nonostante le aziende del settore wine & spirits, in Gran Bretagna, generino un’economia da 50 miliardi di sterline all’anno, dando lavoro a 360.000 persone.

La riforma, ovviamente, è stata accolta con favore in Gran Bretagna, a partire dall’enorme, e sempre più fragile, rete dei pub, che hanno pagato più di tutti la pandemia. Ma a beneficiarne, come è facile dedurre, potrebbero essere anche le bollicine italiane, su tutte quelle del Prosecco, che Oltremanica ha il suo primo mercato dell’export. E la Coldiretti fa già una prima stima, parlando di un taglio di “1,3 euro a bottiglia che si riflette sui prezzi di vendita e rende più accessibile l’acquisto del vino italiano più consumato all’estero. Lo sconto maggiore riguarda proprio le bottiglie di vino spumante con gradazione uguale o inferiore a 11 gradi mentre si fanno più pesanti i balzelli sul vino rosso sopra i 13,5 gradi alcolici, che dovrebbe rincarare di 56 centesimi di euro a bottiglia. La decisione del Governo britannico - dice ancora la Coldiretti - è la prima buona notizia per il Prosecco e gli spumanti italiani dopo i gravi problemi causati dalla Brexit tra difficoltà burocratiche ed amministrative legate all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito - precisa Coldiretti - interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli.

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