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MERCATO

Nel 2025 la “media” dei dazi Usa per il valore del vino italiano importato è stata dell’8,8%

L’analisi by American Association of Wine Economists (Aawe): il peso per la Francia dell’aliquota tariffaria è stato del 7,4%, del 9,3% in Spagna

Il 2025 è stato un anno ricco di cambiamenti per il mondo del vino e non c’è dubbio che alcuni di essi siano stati determinanti. Quello che ha inciso di più, per il vino italiano, pur senza dimenticare il trend del calo dei consumi, è l’applicazione dei dazi da parte degli Usa, misura stabilita dal presidente Donald Trump che ha “scandito” i ritmi dell’export (e in attesa di capire come finirà la vicenda dei rimborsi dopo che i dazi legati all’International Emergency Economic Powers Act - Ieepa, sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti lo scorso febbraio). Iniziando dalla corsa agli acquisti da parte degli States (che erano e restano di gran lunga il primo partner commerciale per il Belpaese) nei primi mesi 2025 per “anticipare” quei dazi che, di lì a poco, sarebbero effettivamente arrivati con l’applicazione al 10% a partire dal 7 aprile, misura poi salita al 15% dall’8 agosto. Uno scenario da “montagne russe” per il vino europeo, e per Italia, Francia e Spagna in primis, le tre principali potenze enoiche, vissuto con una costante sensazione di incertezza, un “sentiment” che, quando si espande, rallenta il mercato e quindi gli acquisti. Ma quanto hanno inciso realmente i dazi? L’analisi dell’American Association of Wine Economists (Aawe), su dati dell’U.S. Bureau of Census - Usa Trade Online, basata sulla percentuale del valore dell’import, e riportata da WineNews, fa chiarezza su questo aspetto tracciando una “media”.
Per quanto riguarda il vino italiano, l’aliquota tariffaria effettiva per il 2025, in base al vino che è stato importato, è dell’8,8%,
un risultato frutto della media delle diverse aliquote imposte nel corso del 2025. E quindi, partendo da quella “standard”, di circa 6,3 centesimi di dollaro al litro per la maggior parte dei vini fermi, in vigore da gennaio al 4 aprile 2025, aliquota a cui si è aggiunto poi il dazio del 10% dal 5 aprile al 7 agosto e del 15% dall’8 agosto in poi. Un andamento che ha inciso considerando che, nel 2025, l’export di vino italiano negli States, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, ha raggiunto quota 1,75 miliardi di euro in valore (-9,1% sul 2024) per 339,5 milioni di litri (-6,2% sul 2024).
Una percentuale di incidenza inferiore, pari al 7,4%, si è avuta in Francia, la prima potenza enoica al mondo e Paese dove, nel 2025, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno totalizzato quasi 1,9 miliardi di euro, il 17,9% del totale, con un significativo -19% sul 2024 ed i volumi scesi a 1,6 milioni di ettolitri.
Per la Spagna, invece, l’aliquota tariffaria effettiva, sempre nel 2025, è stata del 9,3%, e, quindi, con un peso maggiore rispetto ad Italia e Francia. Gli Stati Uniti, che per il Paese iberico sono la seconda destinazione per il vino nazionale, nel 2025 hanno importato per 210,8 milioni di euro (-14,8% sul 2024), altro calo in doppia cifra.
Appare evidente, quindi, come la correlazione tra dazi ricevuti e calo dell’export sia qualcosa di molto concreto e che sta continuando a preoccupare anche nell’anno in corso. La misura dei dazi Usa non è stata univoca, come peso, a livello internazionale, ma ha inciso su tutti i principali produttori di vino nell’anno 2025: l’Australia, in media, ha avuto un dazio del 5,5%, la Nuova Zelanda del 9,4%, l’Argentina del 7,3%, il Cile del 5,5%, il Portogallo del 9,4% e la Germania del 9,3%.

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