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L’ALLARME

Caro energia, peste suina e tensioni Russia-Ucraina mettono in ginocchio l’agricoltura italiana

La Cia - Agricoltori Italiani al Governo: “si sta uccidendo un settore chiave, servono misure coraggiose e strutturali”
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Caro energia, peste suina e tensioni Russia-Ucraina mettono in ginocchio l’agricoltura italiana

Da una parte l’annunciato decreto sul caro energia ancora lontano da dare respiro alle aziende agricole schiacciate dall’aumento delle materie prime, dall’altra l’emergenza peste suina in regioni strategiche per il made in Italy agroalimentare, pronta a esplodere per effetto di una gestione irresponsabile della fauna selvatica, regolata da una legge vecchia 30 anni. Nel mezzo, l’agricoltura italiana con migliaia di aziende a rischio collasso a causa di costi di produzione ormai insostenibili (+40% sugli anni scorsi) e con una ripresa minacciata dall’inflazione galoppante (+4,8% a gennaio, un livello che non si vedeva dal 1996) e ora anche dalle ripercussioni della crisi ucraina sugli scambi internazionali. È lo scenario disegnato dalla Cia - Agricoltori Italiani, che lancia un messaggio chiaro al Governo: “le istituzioni devono prendere atto che si sta uccidendo un settore chiave per il Paese, che invece avrebbe bisogno di misure coraggiose e strutturali per detonare lo shock dei rincari, in primis quelli energetici, a danno delle imprese. E un’azione drastica serve anche su tutto il territorio nazionale, dove circolano liberamente più di 2 milioni di cinghiali, pericolo pubblico in campagna e nelle città e principale vettore di peste suina tra gli allevamenti”.
Il monito di Cia - Agricoltori Italiani è arrivato, oggi, dalla conferenza a Roma (Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio), dove è stata annunciata la grande manifestazione contro la fauna selvatica, in primis, ed i costi alle stelle, di scena lunedì 28 febbraio a Rossiglione (Genova), nel cuore della “zona rossa” della peste suina che coinvolge Liguria e Piemonte. Per Cia - Agricoltori Italiani, il problema dei rincari sta innescando un cortocircuito dannoso, in grado di mettere a repentaglio l’intera filiera agroalimentare di qualità, dal campo alla tavola, patrimonio nazionale da 550 miliardi di euro. “A rischio l’attività produttiva, semine e raccolti, con le eccellenze del Made in Italy. C’è tutta la catena del valore pronta a saltare, con i consumatori che cominciano a sentire nel carrello alimentare il peso dell’aumento dei prezzi”. Oggi, per le imprese agricole di tutta Italia, secondo la Cia - Agricoltori Italiani, andare avanti sta diventando impossibile. Basti pensare ai rialzi fino al 120% delle bollette energetiche a inizio 2022 rispetto allo stesso periodo di un anno fa. A cui si aggiungono quelli dei fertilizzanti, cresciuti del 150% in soli sei mesi, e l’inaccettabile incremento del 40% del gasolio. Tutto ciò in un Paese in cui l’80% dei trasporti commerciali avviene su gomma, percentuale che però supera il 90% nel caso degli alimentari freschi. Per fare alcuni esempi, l’impatto dell’aumento incontrollabile delle materie prime e dell’energia sta investendo l’intera zootecnia: il costo di produzione del latte fresco è 45 centesimi al litro, mentre il prezzo di vendita è di 39 centesimi al litro, per arrivare sullo scaffale del supermercato a quota 1,50-1,70 euro. Un prezzo decisamente sottocosto, quindi, per produttori e allevatori del territorio, con il rischio di chiusura per molte aziende, se non verrà riconosciuta una più giusta ed equa quotazione dall’industria e se non si prenderanno provvedimenti dedicati dopo il fallimento del tavolo latte. Ma la lista è lunga: per colpa dei rincari, i costi medi di produzione a carico degli agricoltori sono già aumentati tra il 10% e il 20% sul grano, sull’olio extravergine d’oliva e sul vino. Anche per il pomodoro da industria si spenderanno 9.200 euro a ettaro nel 2022 (+15%).
Ora si aggiungono anche le ripercussioni delle tensioni geopolitiche in Ucraina. Le stalle made in Italy, infatti, sono fortemente dipendenti dal mais di cui Kiev è secondo Paese fornitore (700.000 tonnellate). Il granturco è il principale ingrediente delle diete per gli animali (47%) e ora la crisi in atto va a pesare su un prodotto che ha già subito nell’ultimo biennio un forte rialzo dei prezzi, che attualmente si attestano sui 186 euro a tonnellata, in aumento del 24% rispetto al 2021. “Solo il conto dell’energia per le imprese è stimato in 37 miliardi di euro nel 2022 - ha ricordato il presidente Cia - Agricoltori Italiani, Dino Scanavino - è chiaro, quindi, che gli oltre 5,5 miliardi annunciati dal Governo per gli interventi sul costo dell’energia per aziende e famiglie non sono sufficienti ad arginare la crisi. Non basta agire sugli oneri di sistema o agevolare le sole imprese energivore. Ora il Governo deve mettere sul tavolo interventi organici per ridurre, da un lato, la dipendenza energetica dall’estero e, dall’altro, per snellire realmente il carico economico sulle aziende agricole che sono la dispensa del Paese e sugli agriturismi che devono recuperare le chiusure di due anni di pandemia”. “Ciò ancor più necessario, vista la fine dell’emergenza sanitaria al 31 marzo 2022 - ha aggiunto Scanavino - che, però, troverà il Paese in grande difficoltà con agricoltori e cittadini a pagare le conseguenze più pesanti dei rincari. Per questo servirebbe un patto di sistema contro le speculazioni che potrebbe partire proprio dall’alleanza tra gli anelli ai due estremi della filiera, ovvero produttori agricoli e i consumatori”.

Focus - Peste suina ed emergenza cinghiali
Il 28 febbraio la Cia - Agricoltori Italiani manifesterà a Rossiglione (Genova) contro una gestione inadeguata dell’emergenza Peste suina africana e fauna selvatica. Il recente decreto sulle misure urgenti per arrestare, nelle “zone rosse” Liguria e Piemonte, la diffusione della peste suina, ha lasciato Cia perplessa per l’eccesso di burocrazia, l’assenza di risorse adeguate e il ruolo del commissario straordinario, che ha solo potere di coordinamento e deve ancora essere nominato.
Per gli Agricoltori Italiani, non si può scaricare su Regioni e Comuni il peso di un problema nazionale. Ecco perché la Cia - Agricoltori Italiani chiede maggiore tempestività e più fondi da stanziare nella fase di conversione in legge del Sostegni Ter, tenuto conto dell’esiguità dei 50 milioni di euro già annunciati dal Governo.
Del resto, il punto dell’Organizzazione sulla questione è chiaro da tempo e parte dal progetto “Il Paese che Vogliamo” con la proposta di riforma radicale della Legge 157 del 1992 sulla fauna selvatica. Una normativa troppo datata per riuscire ad affrontare un problema ormai fuori controllo con +111% di cinghiali in circolazione, oltre 200 milioni di danni all’agricoltura e 469 incidenti, anche mortali negli ultimi quattro anni. Un’emergenza che ha bisogno di risposte puntuali, con la sostituzione del concetto di “protezione” con quello di “gestione”, con il coinvolgimento di personale specializzato e con il rafforzamento dell’autotutela degli agricoltori.
Anche per arginare il diffondersi della peste suina in Liguria e Piemonte, dove sono ormai 41 le carcasse di cinghiali infetti rinvenute, resta necessaria, secondo Cia, una campagna di controllo e riduzione del numero dei capi con figure qualificate e strumenti innovativi, oltre al rimborso rapido, senza vincoli e burocrazia, del 100% dei danni subiti dagli agricoltori per la Peste suina africana.
“Sul taglio dei costi di produzione per le aziende agricole e sull’annosa questione fauna selvatica - ha concluso il presidente Cia/Agricoltori Italiani, Scanavino - non si giocano due singole e isolate battaglie di settore, ma il futuro del Paese e la sua economia, forte di un agroalimentare di qualità riconosciuto in tutto il mondo e fortemente legato al potere d’acquisto dei cittadini italiani. Non si sottovaluti il problema. Di fronte all’Europa e al Paese, il Governo si è assunto l’onere della sostenibilità che ricordiamo deve essere al contempo ambientale, economica e sociale”.

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