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IN OCEANIA

Climate change, la Nuova Zelanda alle prese con la vendemmia (2026) più precoce di sempre

New Zealand Winegrowers: “il vino è il settimo prodotto più esportato del Paese ed ha generato, nel 2025, oltre un miliardo di euro di export”
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Iniziata la vendemmia in Nuova Zelanda

Se per il mondo del vino dell’emisfero boreale, è tempo di fiere, anteprime e di presentazione di nuove annate, nell’emisfero australe le attenzioni sono rivolte alla vendemmia con i primi raccolti dell’anno 2026 che stanno venendo alla luce. Succede, ad esempio, in Argentina, dove, secondo le previsioni dell’Inv-Istituto Nazionale di Viticoltura, la raccolta dovrebbe diminuire del 9% sul 2025, dopo una serie di anni difficili per l’industria vinicola, segnati da una riduzione delle vendite interne e da un calo delle esportazioni, ma anche in Nuova Zelanda, Paese che, negli ultimi tre decenni, ha registrato una forte crescita, tanto che si sono moltiplicati gli investimenti nei 42.000 ettari vitati nazionali che danno vita ad un prodotto, il vino, che, afferma New Zealand Winegrowers, (l’organizzazione nazionale del settore vitivinicolo neozelandese, con oltre 600 viticoltori e 700 aziende vinicole associate), viene esportato in oltre 100 Paesi, per una produzione che supera l’1% del totale mondiale, generando, un export nel 2025 di 2,1 miliardi di dollari neozelandesi (oltre 1 miliardo di euro).
Il vino made in New Zeland è il terzo per valore acquistato negli Stati Uniti (che rappresentano il primo mercato) e si può considerare come una piacevole eccezione in Cina dove l’export è aumentato significativamente nel 2025
. Ma non mancano le preoccupazioni, come avviene altrove, considerato che le esportazioni rappresentano il 90% del fatturato enoico, l’andamento dell’economia mondiale e il rallentamento degli acquisti da parte delle piazze principali dei mercati del vino, sono una realtà. Così come i cambiamenti climatici.
Il vino neozelandese è il settimo prodotto esportato più importante del Paese e anche per questo la vendemmia genera attese ed aspettative. E sarà una vendemmia anticipata e questo a causa proprio del climate change, non una novità, ma qualcosa che si sta accentuando tanto che il 2026 si preannuncia come l’anno più precoce di sempre. Eppure non manca la fiducia per la produzione che verrà. Philip Gregan, Ceo New Zealand Winegrowers, afferma che “da gennaio a marzo sono mesi cruciali per la crescita e la maturazione dell’uva. Ci aspettiamo un marzo piacevole e caldo, con notti autunnali più fresche, fondamentali per lo sviluppo degli aromi. I produttori vinicoli sono ottimisti”. L’obiettivo è quello di confermare la reputazione della Nuova Zelanda “per vini distintivi, rinfrescanti, sostenibili e di alta qualità”.

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