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OLTREMANICA

Regno Unito, cala il gettito delle accise sul vino: nel 2025-2026 persi 94 milioni di sterline (-2%)

I dati della Hm Revenue & Customs (Hmrc): giù anche gli spirits. Miles Beale (Wsta): “l’aumento delle aliquote riduce domanda e entrate”

Il mercato del settore degli alcolici nel Regno Unito è uno dei più importanti a livello internazionale, ma c’è un tema che, da tempo, fa discutere il comparto produttivo portando a delle preoccupazioni, insieme al calo dei consumi: quello delle accise interne (come più volte raccontato da WineNews). E, ora, arrivano nuovi annunci per chiedere un’inversione di rotta dopo l’uscita degli ultimi dati della Hm Revenue & Customs (Hmrc), pubblicati e aggiornati al 23 aprile 2026 dall’autorità fiscale del Regno Unito, che mostrano come ci sia stato un calo nel periodo 2025-2026, sul 2024-2025, quantificabile, come si legge nel grafico pubblicato da Wine and Spirit Trade Association (Wsta), realtà che rappresenta oltre 300 aziende che producono, importano, esportano, trasportano e vendono vini e liquori in Uk, in 188 milioni di sterline tra vino (-2%, pari a 94 milioni di sterline perse per un totale di 4,6 milioni di sterline) e spirits (-2,3%, ovvero 94 milioni di sterline in meno per un valore complessivo di 4 milioni di sterline).
Negli ultimi 20 anni, ha spiegato Hm Revenue & Customs, le entrate annuali sono cresciute passando da 7,9 miliardi di sterline nel periodo 2006-2007 a 12,4 miliardi di sterline nel periodo 2025-2026. Ma, guardando ai due decenni presi in considerazione, le entrate in percentuale del Pil sono diminuite leggermente, spostandosi dallo 0,5% nel periodo 2006-2007 allo 0,4% del 2025-2026. E se le entrate nel periodo 2020-2021 sono salite a 12,1 miliardi di sterline, dagli 11,8 miliardi di sterline del periodo 2019-2020, principalmente a causa dell’aumento delle entrate derivanti dalle accise su alcolici e vino, quelle del 2022-2023 sono scese a 12,4 miliardi di sterline, in calo sui 13,1 miliardi di sterline del periodo 2021-2022, una diminuzione che potrebbe essere spiegata dall’attenuarsi dell’impatto del Covid, laddove in precedenza si era registrato un aumento dei consumi al di fuori del commercio al dettaglio a causa del lockdown, che aveva incrementato le entrate derivanti dalle accise. Nel 2023-2024 e nel 2025-2026 le entrate annuali sono rimaste relativamente costanti.
Miles Beale, ad Wine and Spirit Trade Association ha sottolineato, in un post su LinkedIn, il peso delle accise in Uk, affermando che “non solo i consumatori di vino e superalcolici pagano le aliquote più alte di accise e contribuiscono con la maggior parte (circa il 70%) di tutte le entrate derivanti dalle accise sugli alcolici alle casse pubbliche, ma sono anche i più colpiti dal regime di accise, unico nel suo genere nel Regno Unito, che è particolarmente punitivo”. Per Beale, “l’aumento delle aliquote delle accise di anno in anno riduce la domanda dei consumatori e le entrate per l’erario. Le accise combinate su vino e superalcolici sono state inferiori di 188 milioni di sterline nel 2025-2026 rispetto al 2024-2025. Ma c’è la possibilità di fermare questo “gocciolamento”: la valutazione delle accise per il 2023, recentemente annunciata dal Governo, offre una chiara opportunità per un ripensamento radicale nell’ambito del bilancio autunnale”.
Nonostante un settore dinamico con una superficie vitata che, nel Regno Unito, è cresciuta considerevolmente, trainata dal successo degli spumanti, il calo dei consumi si fa comunque sentire (e lo dimostrano anche i dati Istat sull’export del vino italiano, riferiti a gennaio 2026, analizzati da WineNews, con il Regno Unito a 41,4 milioni di euro, in calo del -18,6% in valore, ndr) e il comparto chiede un cambiamento per affrontare le sfide presentate dal mercato.

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