C’è un concetto di lusso che si evolve, cambia pelle, segue i trend; e poi c’è quello riconoscibile a distanza, simbolo di un’eleganza senza tempo, capace di adattarsi alle mode senza perdere la propria identità. É il lusso della Costa Smeralda, dove anche il vino è sinonimo di status e prestigio. Qui, tra yacht da sogno e hotel esclusivi, il rituale del buon bere si trasforma in lifestyle e bespoke experiences. E tra grandi cantine, atmosfere glamour e cene stellate torna il “Porto Cervo Wine & Food Festival”, che lancia ufficialmente la stagione della località-icona della Sardegna, da sempre meta del jet set internazionale, dove le wine list degli hotel cinque stelle e dei ristoranti fine dining sono vere e proprie enciclopedie del “lusso liquido”. Si va dai grandi Bordeaux e Champagne ai fine wines italiani più ricercati, custoditi come gioielli: ogni etichetta racconta una storia, ogni sorso è un viaggio.
Qui, nei prestigiosi hotel, ristoranti e bar gestiti da Marriott International per Smeralda Holding (società italiana del fondo di investimento Qatar Holding, che gestisce i principali asset turistici di lusso in Costa Smeralda), nel 2025 sono stati serviti oltre 500.000 coperti a clienti di tutto il mondo - in particolare, Stati Uniti (22%, che, da quest’anno, potranno contare, per la prima volta, su un volo diretto New York-Olbia), Italia (10%), Uk (8%), ma anche Germania, Brasile, Svizzera, Canada, Emirati Arabi e Qatar - che hanno acquistato ben 44.000 bottiglie di vino, 4.000 di spirits e 2.000 di liquori. Ma il vero tratto distintivo è il livello di personalizzazione. In Costa Smeralda il concetto di bespoke experiences trova la sua massima espressione, tra richieste di bottiglie di annate speciali, legate ad una data di nascita o ad un anniversario, e verticali esclusive decise last minute durante una cena, il tutto gestito con una discrezione impeccabile, come spiegano, a WineNews, i protagonisti del settore (in approfondimento con un video nei prossimi giorni).
Nel cuore della Gallura, l’estate non è solo una stagione, ma un palcoscenico internazionale. I clienti? Imprenditori, celebrities e nuovi protagonisti della finanza digitale, tutti accomunati da una richiesta precisa: il meglio, senza compromessi. “La Costa Smeralda è una destinazione piccola, rispetto ad altre mete blasonate con cui competiamo, quindi è per pochi. Qui ci sono pochissimi alberghi, quasi tutti 5 stelle lusso - spiega Mario Ferraro, ad Smeralda Holding - fin dalla sua nascita questo luogo ha avuto una clientela assai diversificata che proviene da tutto il mondo: a partire dagli Stati Uniti - che da quest’anno potranno contare su un volo diretto Olbia-New York che arriverà quattro volte alla settimana per quattro mesi e mezzo, poi tantissimi clienti europei e dal Medio Oriente. Dieci anni fa l’Aeroporto di Olbia faceva 2 milioni di arrivi all’anno, quest’anno prevede di farne 5 milioni, quindi un incremento del 150%”. Un target di mercato che non risente delle crisi, spiega Ferraro: “la nostra è sempre stata una destinazione molto resiliente che soffre di meno gli eventi e gli effetti geopolitici del mondo. Temevamo un impatto sulla stagione turistica quando abbiamo saputo dell’inizio delle ostilità nel Medio Oriente, ma in realtà poi abbiamo visto durante la guerra un incremento di prenotazioni sia dal Medio Oriente che dagli Stati Uniti, e quindi no, non temiamo nulla”
E riguardo al concetto del lusso? “In generale è cambiato nel tempo, oggi la clientela si aspetta di comprare un’esperienza, dei servizi, non un prodotto: dunque non un candelabro luccicante di cristallo o posateria di argento, queste sono cose che continuano ad essere un must, ma non sono più l’elemento principale, la gente vuole vivere esperienze” conclude Ferraro.
Quando si parla di vino in Costa Smeralda, il concetto di “best in class” assume un significato quasi assoluto. Il nuovo lusso non è più ostentazione fine a sé stessa, ma curated excellence: sapere cosa scegliere, come berlo, con chi condividerlo. Ecco perché i sommelier diventano veri e propri storyteller, capaci di guidare gli ospiti tra terroir, annate e produzioni limitate con un approccio sempre più consulenziale. “Il vino in Costa Smeralda è ancora uno status symbol, ma in modo diverso rispetto al passato - spiega Andrea Signanini, Food & Beverage Director per le proprietà gestite da Marriott in Costa Smeralda, una ricca collezione di hotel stellati, ristoranti e bar esclusivi, tra cui gli iconici Cala di Volpe e Cervo Hotel, e il Pevero Golf Club - la distinzione la troviamo non tanto nella ricerca di un’etichetta costosa, ma nel racconto che un vino oggi può creare. I nostri clienti sono alla ricerca di un’esperienza a 360 gradi, ed i sommelier, attraverso uno storytelling su misura, possono condurli attraverso un viaggio memorabile che non vivrebbero in altre location. Ci siamo trovati di fronte a richieste di clienti che cercano bottiglie introvabili o veramente rare, senza neanche controllare la lista o il prezzo, oppure verticali nate a tavola in una chiacchierata tra di loro. Per le tipologie più vendute, vanno forte i vini bianchi leggeri e freschi, soprattutto Vermentini di Gallura, e naturalmente le bollicine, a partire dagli Champagne, in particolare Blanc de Blanc o etichette di maison storiche, senza dimenticare le bollicine italiane. Se parliamo di rossi, andiamo più su rossi leggeri, oppure Supertuscan e grandi Bordeaux”.
Ma in un contesto esclusivo come la Costa Smeralda, come si costruisce una wine list che riesca a sorprendere una clientela internazionale già molto esperta? “Sicuramente ci sono tre fattori che, specialmente in una location come questa, io tengo in considerazione - sottolinea Andrea Signanini - il primo è la credibilità, ovvero la presenza di nomi importanti e di maison storiche, per assicurarci di soddisfare le richieste dei nostri clienti. Poi una scoperta guidata, ovvero affiancare a questi grandi nomi cantine del territorio e piccoli produttori, che ci permettono di creare uno storytelling e trasmettere emozioni. Poi, come ultimo punto, la territorialità: dobbiamo assicurarci che la nostra wine list si leghi e si sposi con il mare, la cucina e la stagionalità. Si sta andando verso uno stile molto più bevibile e gastronomico, ed è ciò che cerchiamo di raggiungere”.
Il “Porto Cervo Wine & Food Festival”, organizzato da Marriott, è una vetrina internazionale che offre ai propri espositori opportunità di visibilità sia all’esterno che all’interno degli hotel, ristoranti e bar più prestigiosi della Costa Smeralda, che servono ogni anno più di 500.000 coperti ai clienti provenienti dalle più svariate aree geografiche mondiali, a partire, in testa, dagli Usa (22%), dall’Italia (10%), dallo Uk (8%) e dalla Germania al Brasile, dalla Svizzera al Canada, dall’Arabia Saudita alla Francia, dagli Emirati Arabi al Qatar, dall’Australia al Kuwait. Clienti che, nel 2025, nelle strutture gestite da Marriott International per Smeralda Holding nell’Area Costa Smeralda, hanno acquistato ben 44.000 bottiglie di vino, 4.000 spirits e 2.000 liquori.
La Costa Smeralda conferma, dunque, il suo ruolo di destinazione iconica che sembra non risentire delle instabilità economiche e politiche a livello internazionale, un segnale di speranza e resilienza che auspichiamo possa estendersi ad altre mete del made in Italy, che comunque rimane al vertice dell’immaginario dei turisti di tutto il mondo.
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