Che il mondo del vino si trovi ad affrontare cambiamenti importanti e profondi, sia strutturali che contingenti, è un dato di fatto che raccontiamo da tempo, ogni giorno. Una trasformazione che sarà anche al centro dell’inaugurazione dell’Anno Accademico n. 77 dell’Accademia della Vite e del Vino, una delle più antiche e autorevoli istituzioni culturali dedicate al settore (con oltre 500 accademici tra studiosi, imprenditori, tecnici e divulgatori del settore), guidata da Rosario Di Lorenzo, di scena il 5 maggio a Roma (Palazzo Valentini, ed anche in diretta Facebook).
“L’inaugurazione dell’Anno Accademico rappresenta un momento di grande significato, non solo per il settore vitivinicolo, ma per tutto il tessuto culturale e produttivo italiano - dichiara il presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, Rosario Di Lorenzo - poiché questa Istituzione continua ad essere un punto di riferimento imprescindibile per la valorizzazione della tradizione e per lo sviluppo dell’innovazione”. Ad aprire i lavori sarà la prolusione del professor Piero Mastroberardino, produttore in Campania, ordinario di Business Management nell’Università degli Studi di Foggia (ma anche vice presidente Federvini e presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, che riunisce 18 tra le più prestigiose cantine italiane - da Antinori a Argiolas, da Ca’ del Bosco a Carpenè Malvolti, da Donnafugata a Jermann, da Lungarotti a Masi, da Michele Chiarlo a Pio Cesare, da Tasca d’Almerita a Tenuta San Guido, da Tenuta San Leonardo a Tenute Folonari, ad Umani Ronchi, ndr), sul tema “Gestire il cambiamento nella filiera del vino: profili strutturali e congiunturali”.
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