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IL 24 MAGGIO

Le “Dimore Storiche” italiane, “patrimonio vivo” per le comunità e risorsa per le generazioni future

Per conoscere il più grande museo diffuso del Belpaese, dove anche agricoltura e vino hanno un ruolo fondamentale, torna la “Giornata Nazionale Adsi”

Tra i tanti luoghi di grande fascino in Italia, ricchi di storia e bellezza, espressione delle nostre radici ed identità, ci sono anche immobili d’epoca, residenze, castelli e giardini storici che, spesso, sono poco conosciuti e lontani dai circuiti turistici tradizionali, ma che svolgono una funzione pubblica e sociale fondamentale e, grazie ad una presenza capillare, rappresentano una vera infrastruttura che attraversa tutta la Penisola, generando valore culturale, sociale ed economico nei territori e per le loro comunità, in particolare nei centri minori e nelle aree interne, grazie anche all’agricoltura, alla produzione di vino ed al turismo enogastronomico. Sono le Dimore Storiche Italiane, il più grande museo diffuso del Belpaese, che, il 24 maggio, aprono le porte - gratuitamente - al pubblico nella “Giornata Nazionale” 2026 promossa dall’Adsi, l’Associazione senza fini di lucro che, nata nel 1977, oggi, conta 4.500 soci “custodi” di beni culturali privati in Italia (tra cui WineNews, con Palazzo Farnetani, locale di rappresentanza, nel cuore del centro storico di Montalcino, attualmente in restauro, ndr).
Secondo i dati del Rapporto n. 4 dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato in Italia si contano 46.000 beni culturali privati, il 30% nei Comuni sotto 5.000 abitanti, il 60% genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo - oltre 35 milioni di visitatori nel 2024 - della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile, e per la cui manutenzione, l’85% degli interventi è autofinanziato, per oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del Pil registrata nel 2023. E la “Giornata Nazionale Adsi” n. 16 è dedicata proprio al tema “Custodi di futuro. Un patrimonio vivo per un valore condiviso” per sensibilizzare sull’importanza della custodia e della conservazione del nostro patrimonio storico-architettonico privato, spesso vincolato. “Un’occasione preziosa - sottolinea Maria Pace Odescalchi, presidente Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) - per riflettere sulla necessità di favorire la tutela e la manutenzione di questa infrastruttura culturale del nostro Paese, idealmente con strumenti di supporto che consentano una gestione proattiva e una pianificazione di medio e lungo periodo, per far sì che questi beni diffusi continuino ad essere una risorsa per il nostro Paese e per le generazioni future”.
Dal Nord al Sud d’Italia, tra i verdi boschi ed i vigneti eroici del Trentino Alto Adige è così possibile scoprire Villa Margon a Trento, dimora cinquecentesca tra le più belle e antiche di tutto l’arco alpino, oggi sede di rappresentanza del Gruppo Lunelli, che ospitò cardinale e prelati del Concilio di Trento e l’imperatore Carlo V, ed i cui affreschi testimoniano l’importanza che la coltivazione della vite da sempre riveste nel territorio. Ma si possono anche visitare le antiche cantine del rinascimentale Castello di Roncade, l’unica Villa Veneta pre-palladiana cinta da mura, a Roncade, per quattro secoli della famiglia Giustinian legata a doppio filo con la Serenissima Repubblica di Venezia, e oggi dei Ciani Bassetti, i cui vigneti sono tra i Cru più interessanti del trevigiano. O sorprendersi della “Sala dell’Uva” della dimora Celadina - Villa dei Tasso a Bergamo, che prende il nome dalla storica e importante famiglia Tasso che vi risiedeva costantemente, ospitando l’illustre nipote Torquato, gli amici pittori Bartolomeo Nazari, Giambattista Tiepolo e Francesco Zuccarelli. Più nota, forse, Tenuta La Marchesa, dimora settcentesca che produce Gavi, immersa tra i vigneti del “bianco cortese” del rosso Piemonte, ancora oggi negli ettari di proprietà che la circondavano un tempo. Il Podere ai Valloni si trova, invece, a pochi passi, dal Santuario del SS. Crocifisso di Boca, opera di Alessandro Antonelli, dove la viticoltura è antica e nell’Ottocento, sulle orme degli studi cavouriani, vi fu impiantato il primo Nebbiolo, la cui produzione è oggi portata avanti da Guido Sertorio e Cristiana Lombardi, discendenti di antenati illustri, da Teofilo Sola, fondatore Martini e Rossi), da Edoardo Sella, nipote di Quintino, ad Emma Vallauri, una delle prime donne a laurearsi in matematica. Ma c’è anche Vigna San Carlo a Saluzzo, tra le poche testimonianze dell’antichissima produzione del Pelaverga.
Un’autentica chicca è la Casa dei Mandorli che nasce dall’amore di Lora e del grande poeta e scrittore Tonino Guerra per quell’angolo di Romagna che è Pennabilli, e che continua ad essere un punto d’incontro per chi crede che la bellezza e la poesia possano nutrire l’anima. In Toscana, invece, sono molte le Dimore Storiche aperte appartenenti o legate da secoli ad alcune delle più antiche e nobili famiglie del vino italiano, dal rinascimentale Palazzo Antinori dei Marchesi Antinori, disegnato dall’architetto Giuliano da Maiano, allievo del Filippo Brunelleschi, al tempo di Lorenzo Il Magnifico, a Palazzo Frescobaldi, dove si è scritta la storia dei Marchesi Frescobaldi, ed a Palazzo Gondi dei Marchesi Gondi a due passi da Palazzo Vecchio ed adornato da Giuliano da Sangallo, nel cuore di Firenze; dal Castello di Brolio di proprietà della famiglia Ricasoli fin dal Medioevo, e dove il “Barone di ferro” Bettino Ricasoli inventò la formula del Chianti Classico, al Castello di Fonterutoli, dal Quattrocento della famiglia Mazzei, e sfondo della leggenda del Gallo Nero che narra della sfida medievale tra Firenze e Siena per definire i confini dello stesso Chianti Classico; e, ancora, dalla cinquecentesca Villa-Fattoria di Frassineto, alle porte di Arezzo, appartenuta nientemeno che al pittore Giorgio Vasari, al Giardino dei Torrigiani, il più grande giardino privato entro le mura di Firenze noto ancora oggi per le coltivazioni rare, da Villa Calcinaia a Greve in Chianti, dal Cinquecento storica residenza dei Conti Capponi, a Villa di Geggiano a Castelnuovo Berardenga, dal Trecento della famiglia Bianchi Bandinelli, con ospiti illustri come il poeta Vittorio Alfieri.
La storia millenaria della Tenuta di Pietra Porzia, a Frascati, ha inizio, invece, all’epoca dell’Impero Romano e di Marco Porzio Catone, il grande storico d’agricoltura, oggi tra le Ville dei Castelli Romani. Ma si va dal Palazzo Amarelli a Corigliano-Rossano che custodisce lo storico Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, alle seicentesche Grotte Storiche scavate nel tufo delle Cantine del Notaio a Rionero in Vulture, appartenuta ai Padri Francescani e oggi vero e proprio “santuario” dell’Aglianico. E si arriva in Sicilia, dove, ad aprire le porte sono l’Etna Urban Winery, cantina settecentesca oggi inglobata nella periferia di Catania, di cui rappresenta il vigneto urbano, e il Castello del Solacium, alle porte di Siracusa, con l’Hortus Conclusus con alberi monumentali e dove le Cantine Pupillo hanno riportato in vita il Moscato di Siracusa, oggi tra i “fiori all’occhiello” dei vini della meravigliosa Val di Noto.

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