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IL PATRIMONIO ITALIANO

Beni culturali privati in Italia, il 60% crea valore nel turismo, nella cultura e in agricoltura

Le Dimore Storiche Italiane (Adsi) chiedono un quadro normativo adeguato sulla collaborazione pubblico-privata e Confagricoltura la sburocratizzazione

Il patrimonio culturale italiano rappresenta un potenziale volano economico, ma perché questo possa accadere, è necessario che la collaborazione tra pubblico e privato sia supportata da strumenti efficaci, in primis da un quadro normativo adeguato. Lo ha chiesto l’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi), dall’Assemblea Nazionale n. 49, riunita, nei giorni scorsi, a Roma.
Secondo i dati del Rapporto n. 4 dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato, infatti, in Italia si contano 46.000 beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il 30% nei Comuni sotto i 5.000 abitanti, dove sono presidi culturali e identitari (ne fa parte anche WineNews, con Palazzo Farnetani, locale di rappresentanza, nel cuore del centro storico di Montalcino, ndr); il 60% genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile; nel 2024 si contano oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di 20.000 realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico; sul fronte della manutenzione, l’85% degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50.000 euro annui per bene; gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del Pil registrata nel 2023; ed oltre 10.000 dimore sono pronte ad ampliare le proprie attività in presenza di un contesto normativo più favorevole.
“Le dimore storiche sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori. Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive, dal restauro e dalla manutenzione, dall’agricoltura all’enogastronomia di qualità, e promuovono un turismo responsabile che riscopre le aree interne e i centri minori, custodi della nostra identità e memoria”, ha detto Maria Pace Odescalchi, presidente Adsi, alla presenza, tra gli altri, dei Ministri dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e della Giustizia Carlo Nordio, di Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia, Giorgio Mulè, Vice Presidente Camera dei Deputati, Flavio Valeri, vicepresidente Fai, e Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura.
“Le istituzioni devono essere vicine alla proprietà privata, affinché queste realtà possano continuare a garantire la tenuta del territorio. Se un tempo era l’agricoltura a sostenere queste realtà, oggi sono spesso le dimore storiche a mantenere intere aree agricole, con un modello economico profondamente mutato”, ha spiegato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
“Siamo agricoltori e custodi dei territori: la nostra storia ci accompagna, è la nostra forza - ha sottolineato il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti - le nostre dimore storiche agricole contribuiscono alla bellezza dell’Italia. Il modello italiano, che vede produzioni agricole e produzioni culturali insieme, rappresenta un unicum in Europa; è un modello che porta ricchezza; é lo scheletro del Paese. Senza di noi cosa sarebbe l’Italia? Fuori dalle grandi città c’è sempre solo l’agricoltura, con le sue dimore. Siamo presidio e cuore pulsante dei territori. Partendo dalla nostra storia, continuiamo a costruire il futuro. In questo contesto - ha aggiunto - non posso non pensare agli investimenti che affrontiamo. Questo impegno va accompagnato, e non mi riferisco solo a interventi di carattere economico, ma alla sburocratizzazione, come ha detto il Ministro Lollobrigida, al potenziamento delle infrastrutture. Va costruito un programma per il rafforzamento delle dimore storiche e delle aziende agricole all’interno di un sistema che non deve rimanere isolato”. In particolare, si è discusso dell’estensione dell’Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore, che renderebbe più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione, con ricadute positive sulle filiere collegate e sull’occupazione nei territori, e della proposta di Federculture di razionalizzare e armonizzare l’Iva per i restauri e le attività nel settore culturale, rendendo più equa e favorevole l’imposizione rispetto ad altri Paesi europei. Nel caso delle dimore storiche, ciò riconoscerebbe la funzione pubblica di beni custoditi da privati che sono parte attiva delle comunità locali, attraverso aperture al pubblico, attività turistiche, eventi culturali e iniziative di interesse collettivo.
Sono stati premiati, infine, i vincitori del “Premio Tesi di Laurea Adsi”, promosso dall’Associazione a supporto dei giovani studiosi che scelgono di dedicarsi allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali privati: il primo premio è andato agli architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini, del Politecnico di Milano, per la tesi “Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione”, il secondo è stato assegnato all’architetto Nicola Gigli, per la tesi “Architettura rurale dell’Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione”, ed il terzo premio è stato attribuito alla dottoressa Concetta Sidoti Abate, dell’Università degli Studi di Palermo, per la tesi “Case museo e genius loci, promozione e valorizzazione culturale di un territorio - un caso studio: Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando”.

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