Le malattie del legno della vite sono una grave minaccia per il settore vinicolo globale, poiché compromettono la salute delle piante, riducono le rese e aumentano i costi produttivi. Tra queste, il disseccamento da Botryosphaeria colpisce le parti legnose entrando spesso dalle ferite di potatura e causando un declino progressivo delle viti nel tempo. Per affrontare il problema, la ricerca si sta orientando verso soluzioni sostenibili come gli agenti di controllo biologico, costituiti da batteri e funghi benefici capaci di contrastare i patogeni senza effetti negativi sull’ambiente o sulla qualità dell’uva. Tuttavia, uno dei principali limiti di questi strumenti è la loro efficacia variabile a seconda delle condizioni climatiche, in particolare a basse temperature durante la potatura. Su questo aspetto si concentra uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Oregon Joseph DeShields, James Woodhall e Achala Kc, che hanno isolato microrganismi autoctoni da vigneti e ne hanno valutato l’azione contro il patogeno a diverse temperature.
I risultati hanno mostrato che alcuni batteri naturali, in particolare Bacillus subtilis e Bacillus velezensis, sono in grado di inibire efficacemente la crescita del fungo responsabile della malattia, superando anche prodotti già disponibili sul mercato e mantenendo prestazioni stabili anche a basse temperature.
La ricerca evidenzia, quindi, il potenziale dei microrganismi locali come strumenti più affidabili per la gestione delle malattie della vite. Questo approccio potrebbe essere replicato in diverse aree vitivinicole, valorizzando le risorse biologiche presenti nei vigneti per rafforzare la resilienza delle colture e ridurre le perdite economiche.
In un contesto in cui la qualità del vino dipende dalla salute delle piante, l’investimento nell’innovazione biologica rappresenta una scelta strategica sia ambientale sia economica, in grado di garantire stabilità produttiva e competitività sul mercato, conclude lo studio.
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