Esperienze esclusive in hotel, ristoranti e ville nel Belpaese, con la cucina italiana Patrimonio Unesco, e il vino, il suo immancabile e fedele compagno, a tavola, in degustazioni e con visite in cantina. C’è anche questo nella “Experiences Collection” 2026 di “National Geographic”, le destinazioni selezionate dallo storico magazine internazionale nella guida annuale ideata per ispirare i viaggiatori alla ricerca di mete autentiche e fuori dal comune e che promuovono valori come sostenibilità, rispetto dell’ambiente e valorizzazione delle culture locali. Una delle pubblicazioni internazionali più autorevoli dedicate al luxury travel e alle esperienze ad alto profilo.
Dall’Hotel Ama Stay a San Vigilio di Marebbe, in Alto Adige, con Spa, piscina e il ristorante con il menù ispirato alle Dolomiti e a base di pregiati prodotti altoatesini, al Golfo di Napoli, con escursioni in barca ad Amalfi e Napoli, tra pizza e pesce fresco; dall’Hotel Hassler a Roma, con il ristorante una Stella Michelin Imàgo, con lo chef Andrea Antonini, la sala curata da Marco Amato e la cantina con oltre 1.500 vini da tutto il mondo selezionati dall’Head Sommelier Alessio Bricoli, e una delle viste più belle sulla Città Eterna, alla Villa Ca’ Fortebraccio nei Colli Berici a Vicenza, che fonde il lusso moderno con lo sfarzo rinascimentale, e con un cuoco privato per cene classiche veneziane accompagnate dai vini del territorio, ma anche con visite nelle cantine; ma anche con una delle griffe più prestigiose del Piemonte del vino, La Scolca di Gavi, guidata da Chiara Soldati, e consigliata dal “National Geographic” per aver elevato il vitigno Cortese dando vita al celebre Gavi dei Gavi, marchio registrato nel 1969.
Una conferma di come il turismo enogastronomico sia sempre più un baricentro strategico del vino italiano e del Belpaese in generale: unisce autenticità e sostenibilità, crea esperienze immersive, rafforza i margini grazie alla vendita diretta e alimenta export e fidelizzazione. Ma che è anche un moltiplicatore sociale: porta valore lungo la filiera dell’ospitalità diffusa, sostiene le comunità rurali e rende riconoscibili i paesaggi culturali del vino, e non solo.
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