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VISIONI

No alla logica difensiva: ecco come il vino può tornare protagonista del cambiamento

Al workshop “Geopolitics and Wine” by Accademia della Vite e del Vino, le riflessioni di esperti e addetti ai lavori sul futuro del comparto

“Il vino è insieme economia, cultura, paesaggio e conoscenza, per questo va sostenuto con responsabilità, visione e capacità di interpretare il cambiamento”. Con queste parole, Rosario Di Lorenzo, presidente Accademia Italiana della Vite e del Vino, ha aperto i lavori di “Geopolitics and Wine”, il workshop internazionale promosso nei giorni scorsi, a Roma, dall’Accademia in collaborazione con la rivista “Symphonya. Emerging Issues in Management”, l’Università Niccolò Cusano e il Centro Studi Americani, in occasione della presentazione del numero 2/2025 della rivista, dedicato al tema “Wine Global Competition. Emerging Issues”. Una giornata dedicata alle riflessioni sui nuovi scenari geopolitici e sulle sfide della competizione globale del vino in un confronto tra mondo accademico e produttivo con al centro il settore vitivinicolo italiano che si trova di fronte ad una fase di profondo cambiamento, segnata da fattori congiunturali e strutturali che impongono una nuova visione strategica. Al calo dei consumi globali, alle tensioni geopolitiche, all’inflazione e alla crescente incertezza sui mercati si affiancano trasformazioni più profonde, che riguardano il rapporto tra vino e società, i nuovi modelli di consumo e l’impatto del cambiamento climatico sulla produzione.
Il workshop ha riunito alcuni tra i più autorevoli studiosi internazionali di wine economics, tra cui Kym Anderson, Vicente Pinilla, Julian M. Alston, Davide Gaeta, Federico Perali e Jean-Marie Cardebat, chiamati a offrire una lettura interdisciplinare delle nuove dinamiche che interessano il comparto vitivinicolo globale. Il focus si è poi spostato sulla tavola rotonda guidata dal professor Davide Gaeta, consigliere e tesoriere dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, al quale hanno preso parte il produttore Piero Mastroberardino, vicepresidente Federvini e alla guida di Mastroberardino, Nicola Bellini, professore di Management alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Federico Girotto, ad Masi Spa, Fabio Musso, professore di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, e Antonella Zucchella, professore di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Pavia.
Dalla tavola rotonda, a partire dalle riflessioni di Piero Mastroberardino, è emerso che il vino non può limitarsi a una logica difensiva, ma deve tornare a essere protagonista del cambiamento, investendo su cultura d’impresa, capacità di lettura dei mercati, innovazione e aggregazione. Allo stesso tempo, diventa decisivo rafforzare una narrazione pubblica del vino che ne valorizzi la qualità, il legame con il territorio, la convivialità e il consumo consapevole, contrastando letture semplificate che ne riducono il valore culturale e identitario. Nel corso degli interventi è stato sottolineato come il vino italiano, un simbolo del made in Italy e un asset strategico del Paese, possa ancora generare crescita e competitività, ma solo a condizione di puntare su una collaborazione stabile tra filiera e istituzioni, su investimenti in promozione e su una visione di lungo periodo capace di trasformare le criticità attuali in opportunità di rilancio.
“Il workshop “Geopolitics and Wine” - ha spiegato Mario Risso, curatore della rivista di Unicusano - ha rappresentato un passaggio centrale per rafforzare il confronto tra ricerca, imprese e istituzioni, in una fase in cui il settore vitivinicolo è chiamato a misurarsi con trasformazioni globali complesse dal dibattito è emersa la necessità di consolidare un dialogo stabile tra analisi accademica, visione manageriale e politiche pubbliche, considerato essenziale per individuare nuove sinergie e definire strategie di sviluppo per il comparto”.
Per Davide Gaeta, “il cuore del comparto vitivinicolo italiano ed europeo è rappresentato da un tessuto di imprese familiari che costituisce circa il 70% dell’intero sistema produttivo: è da qui che bisogna partire per costruire risposte concrete ed efficaci, in questa fase non servono misure che comprimano il potenziale produttivo, ma politiche capaci di sostenere competitività, redditività e prospettive di lungo periodo. Allo stesso tempo, è fondamentale rilanciare la domanda anche attraverso un uso mirato delle risorse pubbliche, per restituire al vino il suo giusto valore economico, sociale e culturale e superare narrazioni semplicistiche che lo contrappongono alla salute in modo ideologico”.
Secondo Mirco Carloni, presidente Commissione Agricoltura della Camera, “il comparto vitivinicolo rappresenta una risorsa strategica per l’agricoltura italiana, non solo per il valore economico che esprime, ma anche per il presidio dei territori, la capacità di creare occupazione e la forza con cui promuove l’identità del made in Italy nel mondo. Oggi è fondamentale accompagnare il settore con una visione chiara, sostenendo innovazione, promozione, aggregazione e competitività, per rafforzare una filiera che è parte integrante della qualità e della credibilità del nostro sistema agroalimentare”.

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