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VINO & ARTE

Quando il vino si fa mecenate: Ca’ del Bosco restaura l’Assunzione della Vergine al Duomo di Brescia

La griffe della Franciacorta, dopo l’arte contemporanea, investe nella conservazione di un’opera della prima metà del Cinquecento

Le grandi griffe del vino italiano sono sempre più profondamente intrecciate al mondo dell’arte, anche con importanti iniziative di mecenatismo: Ca’ del Bosco, una delle più prestigiose cantine della Franciacorta, ha promosso e sostenuto, insieme alla Fondazione Venetian Heritage, il restauro dell’opera “Assunzione della Vergine” di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, dipinta tra il 1524 e il 1526 e collocata sull’altare maggiore del Duomo Vecchio a Brescia. I lavori, che hanno riguardato anche l’ancona lignea che incornicia la grande tela del maestro bresciano, si sono appena conclusi. “Siamo davvero orgogliosi di aver contribuito all’importante restauro di un’opera dal profondo valore simbolico per la città di Brescia insieme alla Fondazione Venetian Heritage - afferma Maurizio Zanella, fondatore e presidente Ca’ del Bosco - il legame di Ca’ del Bosco con il mondo dell’arte e della scultura, in particolare, è ormai noto”.
Proprio Ca’ del Bosco è stata una delle cantine pioniere di quel movimento che ha visto tanti nomi - da Zenato a Pasqua, da Ceretto ad Antinori, da Planeta a Frescobaldi, da Donnafugata a Castello di Ama, dal Carapace - Tenute Lunelli a Feudi di San Gregorio, da Fontanafredda a Lungarotti, dalla Tenuta di Argiano a Masciarelli, da Bosca a Villa Sandi o a La Raia, solo per citarne alcuni - investire nella valorizzazione dell’arte contemporanea (che oggi ha un vero e proprio Osservatorio by Metodo Contemporaneo, Università di Verona e Bam! Strategie Culturali, e come WineNews ha raccontato anche in un video, ndr). Un legame evidente nella tenuta di Erbusco, dove fin dall’ingresso dove si viene accolti dal “Cancello Solare”, l’opera commissionata ad Arnaldo Pomodoro nel 1985, che si apre su una vera e propria galleria d’arte diffusa, tra gli spazi esterni e la cantina, con opere di assoluto valore come “Eroi di luce” di Igor Mitoraj, “Codice Genetico” di Rabarama, “Il peso del tempo sospeso” di Stefano Bombardieri, “Blue Guardians” di Cracking Art, “Water in dripping” di Zheng Lu, “Il Testimone” di Mimmo Paladino e “Sound of Marble” di Tsuyoshi Tane, solo per citarne alcuni.
La pala dell’Assunta, capolavoro della prima maturità di Moretto, si compone di due piani narrativi sovrapposti, separati da una coltre di nuvole. Nella parte superiore si trova la Vergine in Gloria attorniata da angeli. Nell’ordine inferiore i dodici apostoli, i cui sguardi assordi e l’enfatica gestualità rivelano un atteggiamento di forte stupore e devozione, guardano Maria assurgere al cielo. Gli interventi, che si sono tenuti in occasione del cinquecentesimo anniversario di realizzazione della pala, sono stati eseguiti in loco, su una imponente piattaforma autoportante, onde evitare trasporti e spostamenti che avrebbero potuto provocare stress da movimentazione e da variazioni termo-igrometriche all’enorme tela (472 x 310 cm), posta a 4,5 metri di altezza, incorniciata da una monumentale ancona lignea scolpita, policroma e dorata, anch’essa oggetto del restauro. Durante i 7 mesi di lavoro gli appassionati e la cittadinanza hanno potuto ammirare da vicino le attività di restauro, accompagnati dal team di lavoro. Oltre 500 persone hanno avuto l’opportunità di salire sui ponteggi del Cantiere Moretto, in occasione di alcuni appuntamenti pensati proprio per illustrare al pubblico le fasi dell’importante intervento. Il restauro ha affrontato le problematiche sia estetiche che strutturali dell’opera.
I lavori, con il patrocinio della Diocesi di Brescia e della Parrocchia della Cattedrale, coordinati a livello scientifico e organizzativo da Davide Dotti, sono stati condotti dal laboratorio di restauro Antonio Zaccaria, con la supervisione di Silvia Massari e Andrea Quecchia della Soprintendenza di Brescia, costantemente supportato da un’ampia campagna di indagini diagnostiche non invasive eseguita da Vincenzo Gheroldi.
“È un onore per me e per la Fondazione da me diretta - dichiara Toto Bergamo Rossi, direttore Venetian Heritage - aver finanziato questo intervento di restauro in partnership con un’eccellenza italiana come Ca’ del Bosco. Dal 1999 Venetian Heritage promuove la cultura veneziana attraverso una vasta campagna di interventi di restauro effettuati a Venezia, ma anche nei territori che anticamente facevano parte della Serenissima Repubblica. Brescia fu parte integrante dei domini veneziani dal 1426 fino all’invasione napoleonica avvenuta nel 1797. La pala d’altare del Duomo Vecchio testimonia chiaramente come la pittura veneziana del grande Tiziano influenzò il giovane Alessandro Bonvicino detto il Moretto”.

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